Il 20 maggio 2018, presso la parrocchia di Regina Pacis di Reggio Emilia, avrà luogo una particolare veglia in tema anti-omofobia, che potrebbe apparire in contrasto con la linea morale della Chiesa cattolica, e che per questo motivo negli ultimi giorni si è trovata al centro di diverse polemiche, avanzate soprattutto dal gruppo degli integralisti cattolici.

Organizzata da don Paolo Cugini, alla veglia in questione prenderanno parte in particolar modo i membri della comunità LGBT locale, che vedono in un tale evento un’importante occasione per avvicinarsi alla comunità cristiana e agli ideali salvifici della chiesa, viste le numerose divergenze morali.

La locandina della veglia anti-omofobia.
Fonte: reggioreport.it

La principale causa scatenante delle polemiche va ricercata nell’adesione all’evento del vescovo Massimo Camisasca, che ha parlato della sua partecipazione alla veglia in una lettera, dove ha manifestato la propria vicinanza alle persone di orientamento omosessuale e la propria volontà di renderli partecipi del messaggio salvifico di Cristo.

Ad ogni modo, nessuna battaglia violenta, nessuna parola forte sarà lasciata sfuggire nell’aria emiliana. I tradizionalisti cattolici infatti, al lato opposto del dibattito, hanno già esposto la propria intenzione di organizzare una contro-manifestazione, un incontro di preghiera, che tuttavia ha piuttosto l’aria di essere uno scontro spirituale di preghiere tra chi meglio rappresenta la morale cristiana all’interno di questo mondo.

Chiesa e omosessualità, ormai dovrebbe essere noto a tutti, non sono mai andati particolarmente d’amore e d’accordo, a partire dalle varie interpretazioni dei testi biblici che escluderebbero dalla morale cristiana l’atto omosessuale, per arrivare fino agli atti della Chiesa cattolica stessa, all’interno dei quali l’omosessualità viene indicata come contraria alla legge naturale, con il dubbio in parte ancora vigente su quale sia questa legge naturale presa in considerazione. Bisogna notare tuttavia come, recentemente, anche a partire dalle parole di Papa Francesco, la Chiesa più in generale abbia incominciato ad aprirsi sempre di più verso la comunità LGBT.

Certamente quindi l’adesione del vescovo Camisasca rappresenta un fatto curioso e degno di nota, considerando come un uomo con una posizione non di certo irrilevante nelle gerarchie ecclesiastiche stia prendendo le parti di una comunità esplicitamente condannata come “immorale” dalla Chiesa cattolica. Il vero elemento interessante di questo caso, tuttavia, è rappresentato dalla reazione dei tradizionalisti cattolici, la cui opposizione a suon di preghiere nei confronti della veglia anti-omofobia appare in sé, ovviamente per alcuni sensata, ma certamente rivedibile.

In primo luogo, sebbene non sia qui il caso di discutere riguardo l’origine delle diverse direzioni dell’orientamento sessuale, è utile ed importante far notare l’insensatezza del cercare di cambiare qualcosa che per propria natura non può essere modificato, ovvero una tensione profonda della propria personalità. Basti provare ad immaginare di voler cambiare un centro fondamentale di se stessi, un proprio funzionamento specifico o una propria caratteristica basilare: ogni tentativo in questa direzione sarà vano.

Sotto un altro punto di vista è utile poi notare l’insensatezza, ancora, del cercare di cambiare una categoria che di per sé è estremamente larga e varia. La differenza tra sesso maschile e femmine è certo evidente, considerando i tratti sessuali primari e secondari, ma si provi a cercare di separare ogni categoria, ogni tipologia di orientamenti sessuali, cercando di venirne a capo entro una vita sola.

Fonte: lanuovabq.it

Tra sentimenti interni di repulsione, accettazione, tensioni particolari verso precisi individui, tensioni omnicomprensive, tensioni del “questo sì” ma “quello no”, la sessualità appare, secondo una visione prettamente “esterna” e non piuttosto psicologica, come un miscuglio di molti elementi, dove ogni individuo tende verso ciò che la propria personalità prevede, in maniera irreversibile e senza motivo di subire un’inversione.

Come fare quindi a combattere una categoria già di per sé difficilmente limitabile in precisi confini? Come fare a delineare e separare per poi cercare di contrastare una serie di tensioni particolari, e lasciare campo libero all’unica veramente “naturale”? Come fare, in definitiva, a non considerare naturale qualcosa che è profondamente interno alla natura?

Al di là di questa base fallace, vi è tuttavia un che di rivedibile in sé all’interno di questa opposizione alla veglia anti-omofobia. Non si parla infatti né di un gay pride, né di una manifestazione contro l’ideale della famiglia tradizionale. Non che sia giusto opporsi a simili manifestazioni, ma ciò che si vuole sottolineare è appunto l’oggetto di tale veglia, ovvero l’omofobia, e non l’omosessualità in sé. In questo senso gridare allo scandalo per l’adesione di un vescovo ad una manifestazione contro l’omofobia appare non solo insensato, ma anche lontano dal messaggio cristiano dell’uguaglianza naturale davanti a Dio e dell’innalzamento degli ultimi.

A tal proposito una manifestazione contro la violenza, sia essa diretta alla comunità omosessuale o verso qualsiasi altro tipo di fenomeno, non può che essere positiva, e in questo caso particolare, la partecipazione di vescovo, un importante uomo di Chiesa, a una simile funzione può essere tutto fuorché sbagliata o negativa.

Le motivazioni dietro una presa di posizione così radicale, da arrivare ad opporsi ad una veglia contro l’odio verso l’omosessualità, quasi a segnalare una difesa dell’odio contro l’omosessualità, sono nascoste, talmente inconsistenti da non poter essere afferrate senza vedersele sfuggire di mano all’istante.

Fonte: west-info.eu

L’insensatezza del gridare allo scandalo risalta ancora più se si considera la vera posizione del vescovo in questione, che in passato, difendendo l’ideale della famiglia tradizionale per natura, si era posto in linea con il pensiero della Chiesa cattolica, che ora in più estende verso la tutela della felicità di tutti gli esseri e verso l’inclusione della comunità LGBTQ sotto il messaggio di Cristo, attraverso il proprio atto, definito da egli stesso “delicato”, di partecipazione alla veglia.

I moralismi della Chiesa riguardo alle questioni etiche e bioetiche, riferendosi alla sua ala “estremista”, non sono più ormai una novità, tale che davanti a simili prese di posizione la mentalità comune, il buon senso condiviso della comunità non rimane più controllato o eccessivamente condizionato, se non nella direzione, a seconda dei casi, dell’indignazione.

Quegli aspetti più restrittivi della morale perseguita dalla Chiesa cattolica, infatti, sono ormai indeboliti e rimpiccioliti nella loro affermazione davanti alla sempre crescente autonomia morale dei singoli, sempre più coscienti riguardo ciò che loro spetta per diritto.

Un processo di rafforzamento delle singole coscienze morali, capace di liberare gli uomini da eccessivi dogmatismi, che non solo ha indebolito la validità e la presa delle varie riprese morali sul popolo, ma che lentamente ne trasforma anche gli aspetti anacronistici e inadatti alla società contemporanea, includendo, portando ad esempio il caso in questione, uomini di Chiesa all’interno di iniziative lontane, ma non troppo, dai propri interessi morali. Infatti tale indebolimento è stato recentemente accompagnato, come già fatto notare, da un’apertura sempre più ampia verso la comunità LGBT.

La società cambia, e con essa anche la morale, e sebbene la religione resti sempre ricca di aspetti positivi e benefici verso società e cultura umane, alcune precise indicazioni morali sono destinate a modificare la propria validità.

Giovanni Ciceri

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