Lunedì il presidente US afferma all’inaugurazione della nuova ambasciata americana: “Per molti anni abbiamo fallito nell’ammettere l’ovvio: la semplice realtà che la capitale di Israele è Gerusalemme“.

Continua confermando l’impegno americano per la pace:”Quando ci sarà pace in questa regione, guarderemo indietro a questo giorno e ricorderemo che il viaggio verso la pace è iniziato con un’America forte che ha riconosciuto la verità”.

Contemporaneamente, a Gaza si consuma il giorno più efferato dall’inizio delle dimostrazioni: 58 i palestinesi morti, tra cui molti i giovani e più di 1350 i feriti da arma da fuoco secondo il NYT. E sembra solo l’inizio: Hamas ha promesso che le proteste continueranno, dal momento che l’amministrazione americana ha la responsabilità di tutte le conseguenze dopo l’attuazione di questa decisione ingiusta.

Martedì, alla 37 edizione della cerimonia in onore degli agenti caduti in servizio, propone di introdurre la pena di morte per coloro che uccidono ufficiali: “Voglio mandare un messaggio a tutti coloro che minacciano i nostri poliziotti. Proteggeremo chi ci protegge”
Le accuse, neanche tanto velate, sembrano dirette ai movimenti Black Lives Matter et similia, i quali, da sempre hanno fatto del proprio obiettivo la lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico verso le persone di colore.
Aggiunge che ci saranno maggiori investimenti: più equipaggiamento militare e più agenti saranno assunti per rispondere all’attuale clima di tensione.

Mercoledì ad un meeting risponde ad una giornalista, assicurando che l’amministrazione sta facendo il possibile per migliorare quelle che il commander-in-chief ha definito le leggi sull’immigrazione più stupide del mondo. Ha poi pronunciato una frase emblematica: “These aren’t people, these are animals“, riferendosi a coloro che cercano di passare il confine americano. D’altra parte, la California, insieme ad altri stati neo-liberali rifiuta di seguire le politiche federali rispetto a questo tema, ma anche riguardo alle politiche ambientali ed economiche.
Tra lotte intestine e conflitti internazionali, paradossalmente, il comportamento del presidente potrebbe mettere a rischio la posizione “Number One” degli USA.

Soprattutto, dal momento che Giovedì, oggi, Kim Jong-un ha minacciato di cancellare il summit previsto per il mese prossimo, visti i recenti avvicinamenti tra l’amministrazione Trump e la Sud-Corea e la numerosa insistenza nel chiedere il totale disarmo nucleare. Come traspare dal comunicato rilasciato dalla Corea del Nord, lo stato concepisce il “disarmo” in termini molto diversi dagli USA. Si ipotizza che Kim stia cercando un accordo sul controllo delle armi e non sulla loro distruzione.

Tirando le somme -come ha scritto il presidente nel suo libro omonimo- viene da chiedersi se sia questa l’America che ci meritiamo.

Innanzitutto, ciò che va riconosciuto al tycoon americano è la sua straordinaria capacità di comprendere i mezzi di comunicazione, nei quali vige la dittatura del sensazionale: tanto più un’idea o notizia risulta come provocatoria e paradossale, tanti più sono i likes e condivisioni. Attraverso le social platforms, Donald J. Trump è riuscito a guadagnare migliaia di followers su Twitter in pochissimo tempo, senza lasciare che i fatti- o la verità- intralciassero il suo cammino verso il successo.

La responsabilità, però, non può essere attribuita esclusivamente sugli elettori, ma deve tenere conto della numerose falle del sistema politico americano.

Per prima cosa, i partiti americani sono ormai organizzazioni fragili e incerte, ridotte a strutture di supporto per il leader (e.g ovvero per chi vince le primarie), che ne plasma l’identità. Infatti, gli elettori sono così divisi (l’81% dichiara di non essere in forte disaccordo con l’altra parte e più della metà dichiara di avere paura dei possibili provvedimenti presi dall’altra fazione) che i partiti, per raccogliere il massimo numero di voti, hanno proposte elettorali moderate e quasi indistinguibili. Almeno fino all’arrivo dell’attuale 45° presidente.

In secondo luogo, nonostante la figura di Trump sia una delle più controverse della storia moderna, ebbene sì, è una di quelle che meglio rappresenta lo Zeitgeist del popolo.

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