Turchia, Erdogan seda la rivolta delle ‘maglie bianche’

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A poco più di un anno dal presunto golpe fallito in Turchia, sono ben 106 mila le persone arrestate in quanto sospettate di far parte della rete del dissidente Fethullah Gulen. Dopo aver dato una stretta a quasi ogni aspetto della vita nel paese, Erdogan ora prende di mira anche il vestiario: sono state infatti bandite delle maglie bianche con la scritta “hero” sul petto. Vietato commerciarle o indossarle, pena l’arresto. 

 

ANKARA– Sono passati 381 giorni dal tentato golpe in Turchia, ma le epurazioni di Erdogan continuano a gonfie vele. Sono ben 106mila in tutto le persone arrestate in quanto sospettate di appoggiare il dissidente Fethullah Gulen, autoesiliatosi in America e identificato dalle autorità di Ankara come la ‘mente’ dietro il colpo di stato non andato a buon fine. Il leader turco, in nome di una maggiore sicurezza della nazione, sta incentrando sempre di più nelle proprie mani i vari organi statali.

La sua azione passa dall’arresto di generali, giudici, giornalisti e politici oppositori-sospettati di aver cospirato contro la nazione- fino alla cancellazione di veri e propri simboli del paese. Uno tra questi è il Centro culturale Ataturk situato in piazza Taksim, uno dei luoghi chiave della Turchia laica, teatro di innumerevoli atti di rivolta nella storia turca. L’idea che si ha è quella di un Erdogan che vorrebbe eliminare ogni traccia di laicità in favore di una svolta islamista e conservatrice.

Ora, però, viene attaccato anche il vestiario. Sarebbero una ventina i ragazzi arrestati e poi rilasciati, rei di aver indossato una maglia bianca con scritto “hero”. Il timore delle autorità di Ankara nei confronti di tale capo d’abbigliamento è dovuto al fatto che, durante un processo, è stato indossato da uno dei militari accusati di aver preso parte al golpe. Un simbolo di ribellione quindi, e come tale va subito bloccato. Anche se i giovani arrestati avrebbero dichiarato di non conoscere il significato che Erdogan attribuisce a quella maglia. Ciò dimostra come basti un minimo sospetto per finire nelle mire della polizia. Un clima teso, che sta facendo diminuire sempre di più la popolarità del leader turco.

È una situazione pericolosa, considerando che grazie alla sua posizione la Turchia risulta un importante crocevia per l’Europa. Non solo rappresenta un primo argine contro l’Isis, ma è anche un cancello che blocca il transito via terra di molti migranti diretti verso una Europa troppo spesso incapace di accoglierli, sia a livello logistico che culturale. I grandi dell’Occidente, forse memori di ciò che successe in Libia nel post Gheddafi, probabilmente ancora non sono intervenuti proprio per questo motivo. Una cosa però è certa: la Turchia è in subbuglio e la svolta islamista che sta prendendo il paese preoccupa non poco.

-Giamma

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