Sempre più spesso nella descrizione della condotta di un politico si adopera il lemma populismo per delimitare i confini delle sue azioni. La politica internazionale vive questa ondata populista come un terremoto che scuote le fondamenta della Governance europea, mettendo in risalto, paradossalmente, i limiti del non-populismo. Il sincretismo venutosi a creare tra le vicende politiche italiane e la crisi del sistema europeo viene spiegata magistralmente da Chatam House: «L’Italia è un paese in cui si incrociano le due principali crisi dell’Ue degli ultimi anni. L’Italia ha sofferto sia di un malessere economico di vecchia data, reso più acuto negli anni della crisi dell’Eurozona, sia di una crescente crisi migratoria nel Mediterraneo. In entrambi i casi, Cinque stelle e Lega hanno favorito la percezione di molti italiani che l’Ue non solo non ha aiutato ma ha addirittura danneggiato l’Italia[1]

Se, da una parte, la crisi di legittimità europea è palese, dall’altra resta ancora oggi difficile catturare nella rete il termine populismo, sussumerlo sotto una definizione ben precisa. Tale “liquidità” del concetto gli permette di assumere le forme più svariate, di adattarsi alla realtà circostante ogni volta con un volto differente e, soprattutto, di reinventarsi qualora ce ne fosse il bisogno. Nella narrativa politica trovano sempre maggior spazio vocaboli “metafisici”, implementati nel linguaggio, ma privi di un reale corrispettivo nella realtà fattuale. Proviamo a spiegarci con degli esempi concreti: Nel linguaggio operato dal politico cadono ex catedra termini come giustizialista, populista, garantista ecc. Ma cosa significano realmente queste parole? .

Proviamo a dare un’interpretazione del populismo servendoci delle imperiture metodologie socratiche, tra queste utilizzeremo l’intramontabile “ti esti”, ovvero che cos’è il populismo? . Il populismo (in russo: narodničestvo, da narod, «popolo») è un movimento politico e culturale che si originò nell’Impero russo durante il diciannovesimo secolo. Si sviluppò principalmente nelle città ed era formato da intellettuali e studenti consci dei gravi problemi economici, sociali e politici della dilaniata società russa.  Lo scopo era, dunque, emancipare le fasce contadine della popolazione e, parallelamente, sancire la fine dall’autocrazia zarista per realizzare una società socialista. Il termine venne poi utilizzato nuovamente per definire il peronismo (detto anche giustizialismo, in spagnolo justicialismo), un movimento politico argentino, creato da Juan Domingo Perón nell’arco temporale della sua prima presidenza della Repubblica argentina (1946-1955), con il supporto ideologico e di immagine di sua moglie Evita Perón. I suoi seguaci, almeno in origine, venivano denominati descamisados (“scamiciati”) ad indicare simbolicamente la provenienza dagli strati più bassi della società. Come precedentemente accennato, L’extrema ratio del populismo si discioglie in diverse forme, dai contadini russi, en passant per gli “scamiciati” argentini, sino ad arrivare alla realizzazione di un populismo di stampo moderno che possiede intrinsecamente il Leitmotiv del populismo filo russo, debordante nell’argentino. Il populismo ha quindi due fili conduttori evidenti, il primo è la straordinaria capacità di prendere la forma del recipiente-nazione, ed è capace di attecchire, dunque, in relazione alla conformazione del “contentitore” popolo. Il secondo punto essenziale è un leader che guidi il popolo tout court. Per tale ragione il populismo si coniuga in diverse forme, peronismo, bolivarismo, kirchnerismo, chavismo ecc. Il populismo moderno si differenzia fondamentalmente per una sola caratteristica fondamentale, il leader politico è onnipresente, manifestando la sua presenza costantemente attraverso l’uso dei social, generando l’illusione di essere “vicino” all’individuo, di seguirlo costantemente, e, quindi, di guidarlo nelle intricate trame della vita reale[2]. Tale illusione è giocoforza pregnante, e fa leva sull’accresciuto sentimento di solitudine che vivono le persone al giorno d’oggi. In conclusione il ti esti socratico ci ha permesso, forse, di individuare la matrice fondamentale del populismo, ma più di ogni altra cosa ci invita a riflettere sul nostro modo di esprimerci, sul linguaggio che adoperiamo nel quotidiano, con l’obiettivo di scavare in fondo alle parole per dominare un linguaggio che a volte sembra “sfuggirci di mano”.

 

 

 

[1] https://www.ilfoglio.it/il-foglio-internazionale/2018/06/11/news/il-populismo-le-elitee-la-crisi-di-legittimita-199723/

[2] Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio il politologo Rosanvallon

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