Tasso di cambio euro-dollaro: questioni di politica monetaria

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Da inizio anno l’euro si è rafforzato del 13% sulla valuta USA: il tasso euro-dollaro aumenta. Quali sono le motivazioni sottostanti questo andamento? E’ il mercato a dettare le sue leggi o si è in presenza di un potenziale scontro tra le autorità competenti in politica monetaria? La FED e la BCE, Trump e Mario Draghi.

 

Cosa implicano il rafforzamento e l’indebolimento di una moneta?

La risposta, come spesso accade, è: dipende!

Per schematizzare si può dire che una moneta forte, una moneta che si apprezza, è un bene per chi compra, ha intenzione di comprare o ha già comprato (sia sul fronte reale-commerciale, sia sul fronte finanziario, rappresentato da titoli, azioni, derivati su valuta e altro), per le importazioni, per la domanda; è un male per chi vende, ha venduto o ha intenzione di vendere (come prima, ciò vale sia sul fronte reale che su quello finanziario), per le esportazioni, per l’offerta in valuta.

L’esatto opposto vale per una moneta debole, che si deprezza, la quale è un bene per chi esporta e/o vende prodotti, reali o finanziari che siano, per l’offerta denominata in quella valuta; un male per chi importa e/o compra prodotti, per la domanda in valuta in generale.

 

Forza della Moneta, afflusso di Capitali Esteri e Politica Monetaria.

Per un Paese l’afflusso di capitali esteri è vantaggioso, si sa.

Capitali esteri in entrata sono sinonimo di investimenti, e gli investimenti producono un output, il quale -in gergo economico- rappresenta qualsiasi risultato di un processo economico, sia esso materiale, immateriale o finanziario.

Per fare qualche esempio, l’investimento in scolarizzazione produce capitale umano, l’investimento finanziario produce un rendimento, l’investimento produttivo produce il ricavo (al netto dei costi di produzione) derivante dalla vendita delle merci e/o dei servizi.

 

Puntualizzazione.

Il ricavo derivante dalla vendita, al netto dei costi di produzione, serve a remunerare i fattori produttivi, ossia:

1) chi ha investito fornendo capitale, cioè i capitalisti, che ottengono così il rendimento del loro investimento, il reddito da capitale;

2) chi ha “investito” fornendo la propria forza-lavoro, cioè i lavoratori, che ottengono il cosiddetto reddito da lavoro.

È in questo framework che sorgono le questioni relative alla cosiddetta distribuzione del reddito: viene prodotta una torta di dimensioni date, ma quanto di questa torta va a remunerare il capitale? Quanto, invece, va a remunerare la forza-lavoro? Chi decide la spartizione della torta? Chi taglia le fette? Il mercato o la politica? E chi dovrebbe decidere? La questione “cosa è” e “cosa dovrebbe essere”, rimanda a due diversi tipi di analisi economica: analisi positiva, che si occupa di ciò che è, e l’analisi normativa, che cerca invece di capire come dovrebbe essere o come sia giusto che sia.

 

Tornando alla tematica generale del paragrafo, ci si può a questo punto chiedere come un Paese possa regolare “l’attrazione” per gli investimenti esteri, sia quelli produttivi sia quelli finanziari.

Le istituzioni che si occupano di politica monetaria negli USA (FED) e nella Zona Euro (BCE), nello scegliere il loro tasso di interesse obiettivo, prendono in considerazione gli elementi stabiliti, rispettivamente, nello Statuto stesso della Federal Reserve e nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).

Tali obiettivi sono:

– Il massimo impiego per la FED, che consiste nel fare in modo che l’economia “giri” alla sua massima velocità, al massimo possibile rispetto al potenziale . In economia, l’obiettivo massimo impiego viene misurato tramite l’output gap, il quale è, matematicamente, il frutto di una sottrazione:

output gap = output potenziale output reale.

– La stabilità dei prezzi per la BCE, il cui scopo è, fondamentalmente, la salvaguardia dell’Euro. Come recita l’articolo 127 del TFUE, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali) sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione, definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea (TUE)”.

 

Politiche monetarie a confronto.

Il fatto che l’euro si stia rafforzando rispetto al dollaro (e il dollaro si stia indebolendo rispetto all’euro) si traduce allora, per ovvi motivi, in:

cosa hanno in mente la FED e la BCE rispetto alla loro propria valuta? Come intendono regolare il rapporto tra il dollaro e l’euro?

 

Data la relazione inversa tra i tassi di interesse e i prezzi dei titoli, economicamente ed empiricamente appurata, un basso tasso di interesse dei titoli finanziari corrisponde ad un alto valore, o prezzo, degli stessi.

Mentre Mario Draghi continua a tenere basso il tasso di interesse, favorendo così gli acquisti dei Titoli di Stato nell’Eurozona, la FED prosegue in direzione opposta, aumentando il tasso di interesse ufficiale (si contano già tre aumenti a partire dall’inizio dell’anno!). Secondo molti analisti dietro il deprezzamento del “biglietto verde” si nasconde lo scopo di Trump di rendere meno competitiva l’Area Euro, che delle esportazioni fa il suo cavallo di battaglia.

 

-Nihal-

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