Taiwan, legali i matrimoni gay: è la prima nazione in Asia

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Same-sex activists hug outside the parliament in Taipei on May 24, 2017 as they celebrate the landmark decision paving the way for the island to become the first place in Asia to legalise gay marriage. Crowds of pro-gay marriage supporters in Taiwan on May 24 cheered, hugged and wept as a top court ruled in favour of same-sex unions. / AFP PHOTO / SAM YEH (Photo credit should read SAM YEH/AFP/Getty Images)

Nella giornata di mercoledì 25 maggio la Corte Costituzionale taiwanese ha preso una decisione storica: ha legalizzato il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Il Taiwan diventa così il primo paese nel continente asiatico a consentire le unioni civili. La decisione sarà definitiva in due anni, ma nel frattempo s’incrinano i rapporti con la Cina.

Dopo l’ondata che ha attraversato Europa e Stati Uniti d’America, uno schizzo dell’alta marea colpisce anche l’Asia. Il Taiwan, in seguito a una decisione da parte della Corte Costituzionale avvenuta mercoledì 25 maggio, ha reso legali le nozze tra due persone dello stesso sesso: è il primo paese del continente a compiere questo storico passo. Tuttavia, questa decisione avrà almeno una doppia ripercussione: sulla politica interna, per la sensibilità e l’attualità del tema, e sui rapporti con la Cina. Infatti, essa potrebbe aumentare il gap politico-sociale tra le due nazioni e metttere in pericolo la possibilità di una riunificazione pacifica.

Li Yinhe, sessuologa e avvocato cinese

Li Yinhe, una delle maggiori esponenti cinesi sul sesso e sul problema della famiglia e un avvocato per i diritti dei gay, ha dichiarato: “Se facciamo parte della stessa razza e abbiamo la stessa cultura perché queste differenze? È sicuramente colpa del sistema.”

Anche se la Cina è stata tendenzialmente tollerante sull’omosessualità negli scorsi secoli, il popolo ha poche possibilità di sollecitare il governo al fine di trattare una legge che dichiara il matrimonio come “basato sulla completa volontà sia dell’uomo che della donna“. Le proteste sono soffocate, le petizioni controllate, i legislatori, i giudici e i media sono nelle mani del governo e difficilmente si oppongono alla leadership.

Chung Chia-pin, un parlamentare taiwanese, ha affermato che non crede che i cinesi abbiano valori diversi dai taiwanesi, ma che i risultati attuali sono frutto di due visioni politiche completamente diverse: quella taiwanese, democratica e rispettosa delle minoranze e delle diversità, e quella cinese, con una visione opposta.

Con questa storica decisione, insomma, i delicati rapporti tra Taiwan e Cina si complicano: da una parte uno stato autoproclamato, riconosciuto dalla comunità internazionale, democratico e vicino agli USA, dall’altra uno stato che non ha mai riconosciuto l’indipendenza dell’altro e che non ha paura di usare la forza. Una situazione tutt’altro che semplice da risolvere.

 

 

~Angie

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