IL SUD AMERICA E ALTRI RACCONTI: A Narcotraffic Carol

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Chi non si immagina il Sud America come un posto pericoloso gestito da narcotrafficanti, mente. Oppure non ha mai visto Narcos, popolare serie tv marchiata Netflix. In ogni caso, la figura di Pablo Escobar ha sempre suscitato un certo fascino: poiché vicini al Natale, ecco tutto quello che c’è da sapere sull’uomo che portava l’80% della neve negli USA.

So che siete ben informati ma lasciatemi fare un ripasso sui fatti veri e non romanzati della sua vita: nato nel 1949 in Colombia, Pablo Emilio Escobar Gaviria sposa quindicenne la donna che gli darà poi due figli, Maria Victoria Henao. Entra negli anni ’70 nel traffico di droga e grazie alle alleanze giuste ed a un mercato in crescita diventa presto ricco. Infatti già negli anni ’80 possiede, secondo le stime, circa 30 miliardi di dollari. La sua fama è tale da essere stato nominato dalla rivista Forbs come uno degli uomini più ricchi del pianeta. Si candida parlamentare e grazie a numerose donazioni unite alla giusta immagine da Robin Hood riesce a ottenere un posto nel Congresso. Tuttavia il suo passato (e presente) non può essere ignorato: viene congedato nel giro di due anni.

Inizia da qui il periodo di terrore che ha segnato profondamente l’immagine della Colombia: migliaia di persone sono infatti morte nella battaglia di Pablo contro l’estradizione negli Stati Uniti. Primo della lista il ministro della giustizia che aveva resa nota la sua attività illegale, in seguito tre candidati presidenziali, giudici, poliziotti, civili che si trovavano nel posto sbagliato. Si pensa che sempre Pablo sia responsabile dell’incidente aereo che è costato la vita a cento persone. Il totale delle morti collegate a lui si aggira intorno a 4000.

Ormai ridotta a una guerra politica, tra governo colombiano e cartello di Medellin si stabilisce una tregua: Pablo si ritira nella sua prigione di lusso. Un po’ troppo di lusso e questo porta il governo a rompere l’accordo “niente guardie vere nella mia Catedral”. Pablo evade e inizia una lunghissima caccia all’uomo, terminata il 2 dicembre 1993.

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La morte 

La versione ufficiale è che Pablo Escobar sia morto scappando dalla polizia colombiana, tuttavia recentemente mi sono imbattuta in delle ipotesi molto interessanti. Una riguarda un possibile suicidio, l’altra un coinvolgimento de Los Pepes. Impossibile dimenticare i PErseguidos por Pablo EScobar. Colpirono El Patron nel momento di maggiore debolezza. Composto da familiari di vittime, paramilitari, altri cartelli rivali, cominciò ad uccidere collaboratori vicini e lontani a Pablo. Raggiunsero una quota di vittime considerevole: nel 1993 si parlava di sei al giorno. E dato che la loro collaborazione con il governo colombiano e con la CIA è stata confermata, non sorprenderebbe sapere che uno dei Pepes abbia sparato il proiettile fatale.

Uno dei fratelli Castaño, capo de Los Pepes

L’ipotesi del suicidio è invece sostenuta dal figlio Juan Pablo Escobar Henao: il padre infatti aveva ripetutamente affermato che piuttosto che essere arrestato si sarebbe ucciso. Secondo i famigliari è esattamente quello che sarebbe successo. Il buco nel cranio analizzato dopo la riesumazione confermerebbe l’ipotesi, anche se non ci sono segni di polvere da sparo nelle foto di quel giorno. Probabilmente la versione ufficiale è quella veritiera: per una volta non ci sono ipotesi di scambio di corpi, accordi segreti con altri governi o fughe rocambolesche. Sarà che gli ultimi anni della sua vita li aveva davvero trascorsi così: come morte ben si adatta al trafficante di droga più conosciuto al mondo. Forse, ci ricorda anche che non si può fuggire per sempre dai propri problemi. Soprattutto se, nel suo caso, si chiamavano CIA e Los Pepes.

Cosa ha reso così famoso El Patron?

Bene, siamo arrivati alla domanda da fine 2017: come mai Pablo Escobar è diventato così famoso? Di spacciatori è pieno il mondo (e il Sud America). Nomi come El Chapo o El Mayo sono abbastanza famosi ma nessuno ha toccato gli stessi livelli di notorietà. Questo perché El Patron ha toccato livelli di ricchezza che fanno rabbrividire, inimmaginabili. Facendo alcune ricerche ho trovato dati veri che ben rendono l’idea di quanto fosse ricco e quanto bene gestisse il traffico di cocaina:

  • ha davvero bruciato due milioni di dollari per riscaldare la figlia
  • si è offerto di pagare il debito pubblico della Colombia (appena 10 miliardi di dollari) in cambio di un trattamento di favore
  • 2.500 dollari erano spesi per le fascette che tenevano insieme i contanti
  • usava anche un paio di sottomarini per trasportare la droga negli USA: 142 aerei, 20 elicotteri, 32 yacht non bastavano.

Un altro fattore che ha reso popolare Don Pablo è l’immagine che molti colombiani avevano di lui: il Robin Hood che donava ai poveri. Infatti per accumulare consensi durante la sua corsa al Congresso, Pablo aveva fatto costruire un nuovo quartiere, dava soldi in beneficenza, aiutava alcune famiglie povere. Gesti che cercava di sfruttare per i suoi interessi ma alla popolazione di Medellin questo non importava particolarmente. Aveva origini umili e si era creato la sua fortuna. Trafficando droga e uccidendo chi gli si opponeva, ma sono dettagli irrilevanti quando ti viene dato un tetto gratuitamente. Tuttavia moltissimi cambiarono la loro opinione su El Patron quando cominciò a fare attentati che colpirono anche i civili: da quel momento Pablo diventò un criminale e un ricercato a tutti gli effetti.

Infine, Netflix ha dato una fama probabilmente passeggera ma notevole, almeno in Italia, a questo narcotrafficante. I dati di base sono buoni, la storia sembrava già pronta per un film ma la regia ha dato i suoi frutti in una serie che sembra rappresentare bene Pablo Escobar, anche se con un tocco un po’ troppo statunitense. L’anno prossimo sarà il quindicesimo anniversario della sua morte, ma la sua immagine è tutt’ora una delle più discusse e interessanti del momento.

Ultime chicche parlando di Netflix: uno dei produttori e location scout della popolare serie è stato trovato morto crivellato dai colpi in Messico. Non è chiaro perché Carlos Munoz Portal fosse lì a spese del colosso statunitense e serviranno molte indagini in quanto la zona ha un alto tasso di criminalità. Si pensa che comunque la sua presenza in quell’area fosse collegata alla quarta stagione. Inaspettato arriva il commento del fratello ancora in vita di Pablo Escobar: ha consigliato a Netflix di assumere dei sicari come addetti alla sicurezza. «Non voglio che Netflix o qualsiasi altra casa di produzione vengano a Medellin o in Colombia per registrare film che raccontino di me o di mio fratello senza il permesso della Escobar Inc. E’ molto pericoloso. Specialmente senza la nostra benedizione. Questo è il mio paese». Buon sangue non mente, insomma.

Frisson

 

 

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