È del 7 giugno la notizia che riporta l’ennesimo traffico illegale di donne nigeriane, le quali spesso sono adescate con la promessa che in Italia troveranno una vita migliore. Troppo bello per essere vero: non è tutto oro ciò che luccica, e lo scintillio sta volta proviene da sbarre di ferro e catene. Parliamo delle schiave sessuali nigeriane, ultima “frontiera” della prostituzione in Europa.

L’ultimo caso, del 7 giugno, appunto, riguarda il salvataggio di sei ragazze sfruttate come prostitute da una banda nigeriana di stanza a Bologna:  sarebbero 15 gli individui parte di questa “gang” scoperta dai Carabinieri della Compagnia Bologna Centro. Secondo le indagini, la città era diventata scalo privilegiato della rotta Africa-Italia, paese da cui poi le ragazze venivano trasportate in tutta Europa. Ma, mentre apprezziamo che un primo passo sia stato fatto, non possiamo credere che prendere un piccolo pesce sia sufficiente: le fatiche sono appena cominciate. Sono infatti incalcolabili le cifre delle ragazze che, trascinate dalla promessa di un futuro più roseo, affrontano i pericolosissimi viaggi nei barconi per arrivare qua… dove la magia si infrange. Le malcapitate vengono prima minacciate con riti voodoo e poi picchiate a sangue.  A questo punto però non  possono più decidere di ritornare a casa, perché sono ormai a più di 6.500 chilometri di distanza da essa e le famiglie vengono costantemente minacciate dalla mafia locale.

In poche parole: non hanno scelta.

Donne nigeriane messe in strada a prostituirsi                

Loro sono le schiave del Ventunesimo Secolo, proprio come lo furono le yazide catturate dall’Isis, in seguito all’attacco di Sinjar dell’agosto 2014. Solo che noi non siamo un gruppo terroristico composto da invasati: noi siamo l’Europa, il fulcro della Rivoluzione Industriale, siamo la Culla della Filosofia. Anche senza focalizzarci ad un solo continente (perché non sono fatti che accadono solamente qui, purtroppo): noi siamo esseri umani, tutti con la stessa dignità e lo stesso diritto a vivere liberi. Seneca stesso denunciò la schiavitù come innaturale, in quanto tutti gli uomini nascono uguali. Eppure siamo ancora qua, in mezzo all’indifferenza comune dove fioriscono i peccati più grandi. Non è che non vediamo, è che dopo averlo fatto ci voltiamo a guadare dall’altra parte, come se non fosse successo nulla. Nonostante il passato aureo che abbiamo, il presente in cui viviamo è soggetto ad un cinismo e ad un’accidia che fanno rabbrividire. Il caso dell’Aquarius è solo il più recente e fa parte di un orizzonte più ampio che parte da un progressivo abbandono di qualsiasi umanità. Ci stiamo trasformando in automi, dipendenti dalle stesse macchine che abbiamo creato, guidati dalle stesse fredde leggi che muovono l’economia. Il PIL è più importante di una vita, la produttività è più importante dell’ambiente.

I governi, che permettono stragi umanitarie in nome di una certa qual etica, che etica non è per niente, non sono altro che lo specchio dell’anima della maggioranza dei propri cittadini.

La situazione è talmente vergognosa che le associazioni italiane “Slaves No More” e “Be Free” si sono sentite in dovere di scrivere una lettera direttamente al nostro Ministro degli Interni, Matteo Salvini, in cui specificavano che le vicende delle donne che arrivano in Italia non sono proprio delle “pacchie” ( N.d.A: si riferiscono alla frase pronunciata dal Ministro:  “La pacchia per i clandestini è strafinita”), come non lo sono le condizioni in cui versano migliaia di bambini, uomini, donne e anziani costretti a lasciare la propria nazione per colpa della guerra, o, come nel caso delle ragazze nigeriane, perché costrette da organizzazioni mafiose con subdoli ricatti o false promesse.

“Vorremmo soffermarci sulle storie delle giovani e giovanissime, sempre più spesso minorenni che arrivano nelle nostre città (N.d.A: i criteri di selezione nei “casting” del racket della prostituzione sono: avere un età compresa tra i 18 e 19 anni ed essere ancora vergini). Il viaggio inizia con la promessa di un lavoro onesto e una vita migliore per loro e le loro famiglie, quasi sempre assai numerose. […] Le speranze si infrangono in Libia, dove sono costrette a prostituirsi quasi sempre con violenze fisiche e psicologiche in ‘Connection Houses‘ gestite dalla mafia nigeriana con la mala libica. Quando finalmente le ragazze si imbarcano e giungono sulle coste italiane, trovano ad attenderle la ‘maman’ o altri esponenti della mafia nigeriana pronti a farle prostituire per gli italiani. Il patto è unilaterale, le condizioni nette: se la ragazza non darà all’organizzazione tutti i guadagni, a copertura di un millantato credito di decine di migliaia di euro, verrà uccisa come potranno esserlo i familiari in patria. Strozzata dalla paura e ricattata, ognuna diventa emblema della sistematica violazione dei diritti umani e di una profonda ineguaglianza. Per intervenire contro tali ingiustizie è impensabile colpire chi ne è vittima. Per rendere un Paese accogliente, inclusivo, rispettoso delle vittime di questi soprusi non si può tuonare contro i ‘clandestini’ senza conoscere le situazioni da cui provengono e chi sono coloro che hanno organizzato il viaggio.”

Ragazza nigeriana (sembra quasi una ragazzina) che si prostituisce

Non possiamo rimanere a guardare: non dobbiamo permetterci di perdere anche quel briciolo di umanità che ci rimane, non quando ragazze innocenti vengono stuprate quotidianamente e minacciate di morte. La stessa inchiesta che a Bologna portò alla cattura dei 15 “trafficanti” partì dalla denuncia di una delle vittime, una ragazza di appena 24 anni che nel giugno del 2016, rischiando la propria vita, trovò la forza di rivolgersi ai carabinieri, dopo una seria di violenze sessuali che le provocarono lesioni permanenti ai genitali e la contrazione dell’HIV.

Come disse Albert Einstein: “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

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