Nell’immaginario collettivo, se c’è una figura che è andata a caricarsi, più o meno inconsapevolmente, di una valenza sempre più negativa è quella del migrante. Percepiti come intrusi all’interno di un sistema, e per questo da espellere quanto prima, l’esperienza dei rifugiati raramente si conclude con l’integrazione all’interno di una comunità.

Tuttavia, il giovane centro d’accoglienza di Saint-Martory, una cittadina nel sud della Francia che conta meno di 1000 abitanti, nell’ospitare i 50 richiedenti asilo, è diventato un esempio positivo per l’intero continente. Infatti, quello che poteva essere un potenziale “scontro di civiltà” è diventato l’oggetto della mostra fotografica di Patrick Willocq, che ha voluto raccontare la fusione di due popolazioni diverse.
“L’obiettivo del progetto era capire come comunità così differenti possano imparare a vivere insieme – ha spiegato il fotografo francese – Chi era contro la presenza dei migranti non ha cambiato idea, ma siamo riusciti a superare alcuni stereotipi e a sensibilizzare chi era del tutto indifferente”.

Qualche mese dopo l’inaugurazione del centro d’accoglienza,avvenuta nel 2016, Willocq ha sottoposto la sua idea agli abitanti del paese, inviando loro una lettera. Il ruolo richiesto ad ognuno era quello di interpretare se stessi all’interno delle varie tableux vivants, in modo da raffigurare su tela la loro esperienza nel modo più realistico possibile. Molte delle illustrazioni, infatti, ritraggono in chiave surreale scene di vita quotidiana, quale ad esempio, l’accoglienza dei residenti trovata dai rifugiati.

Il ponte dei popoli“, ad esempio, è una delle tavole più rappresentative, contenenti un forte simbolismo e un forte richiamo alle radici della civiltà stessa di Saint-Martory, che, alla fine degli anni Trenta, registrò un forte flusso migratorio proveniente dalla Spagna. “Molti abitanti del villaggio hanno infatti origini spagnole – spiega Willocq – Oggi i migranti attraversano il Mediterraneo e, come al tempo della retirada, tutti cercano un rifugio in Francia, sotto la protezione della Marianne che in questo tableau sventola la bandiera dell’Europa”.

Una delle tavole, “il ponte dei popoli”

La mostra, intitolata “Mon histoire, c’est l’histoire d’un espoir“, è stata realizzata nel 2017 ed esposta al castello di Saint-Martory, location offerta dall’associazione Art500. Il successo registrato è stato tale da ipotizzare un’esportazione delle tele.
I visitatori intervistati all’uscita, infatti, si sono mostrati molto entusiasti, definendo l’esposizione tanto realistica da “trasudare sincerità”.  Jean-François Delort, presidente di Art500, ha commentato la gran risonanza dell’iniziativa così: “Non si trattava di mostrare razzismo o di condannare le paure e le domande altrimenti legittime delle persone. Volevamo associare gli abitanti dei villaggi, pro e anti migranti, e richiedenti asilo in un progetto artistico comune. Se finalmente si è verificata un’alchimia, allora è grazie a tutti i partecipanti”.

La mostra Mon histoire, c’est l’histoire d’un espoir al castello di Saint-Martory. - Patrick Willocq
La mostra Mon histoire, c’est l’histoire d’un espoir al castello di Saint-Martory

Tante erano le preoccupazioni del sindaco di Saint-Martory, Raoul Raspeau, per l’arrivo dei migranti. ” Quando, nel luglio del 2015, il sub-prefetto mi ha telefonato per annunciare l’arrivo di una cinquantina di richiedenti asilo nel nostro comune, per poco non cadevo dalla sedia – ha dichiarato il primo cittadino  Un quinto della popolazione del villaggio è in pensione, molte di loro non avevano mai visto stranieri, che provenivano da paesi in guerra, Africa, Afghanistan, Siria. Sono riuscito a ritardare il loro arrivo dopo le elezioni regionali, sostenendo l’ascesa del voto Front National “. 

Probabilmente, il vissuto degli abitanti, legato da sempre al fenomeno dei flussi migratori, ha fatto si che vi fossero i presupposti per una convivenza pacifica.
Tuttavia, malgrado le differenze con la situazione delle grandi metropoli europee, è bene riflettere sul “caso” della cittadina francese, cosicché da apprendere quello che potrebbe essere un epilogo comune a tutte le nazioni.
L’essere costretti a vivere insieme senza mai averlo chiesto, può diventare come per Saint-Martory, un’occasione per arricchire la propria civiltà, che non vuol dire rinunciare all’identità di un paese, ma integrarla.

 

 – AdrenAlina

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