L’incertezza fuoriuscita dalle urne in seguito alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo continua a pesare ancora, con due mesi di distanza, sulle spalle di ogni singolo cittadino italiano. Un fardello che fotografa perfettamente l’immagine di un paese perso, vuoto, alla ricerca di se’ stesso. Intanto, procedono le consultazioni: dopo il fallimento dei due mandati esplorativi a Casellati e Fico, inevitabilmente naufragati, è il leader del partito di maggioranza (m5s) ad intavolare le trattative necessarie per la creazione di un governo. Luigi Di Maio, per l’appunto, dopo un secco no alla maggioranza di centrodestra, ha aperto al “nuovo” Partito Democratico orfano di Matteo Renzi e aperto ad un governo PD-5S. Una prospettiva che si commenta da sola, gli eterni nemici che diventano amici come nella trama di un film ricco di colpi di scena. Fallito anche questo opinabile esperimento, il m5s è tornano a trattare con il centrodestra e con la Lega di Matteo Salvini con un atteggiamento diverso, più compromissorio, che sembra stia dando dei frutti.

Luigi Di Maio. Fonte Ansa.

La parola compromesso non è stata usata a caso, perché è proprio di questo che vogliamo parlare. La legge utilizzata all’ultima tornata elettorale ha aperto agli scenari di compromesso, l’assenza del premio di maggioranza ha evitato una maggioranza netta e aperto alle trattative serrate. Ma il compromesso come va considerato? Bene assoluto ed essenza massima della democrazia oppure un male che va a snaturare l’idea di maggioranza politica?

Compromesso come bene, Edmund Burke

Edmund Burke. Fonte Wikipedia.

“Tutto il governo – anzi ogni beneficio e gioia umani, ogni virtù e ogni azione prudente – sono fondati sul compromesso e lo scambio”. L’azione politica di Burke parte nella confusione religiosa e politica del suo paese: il compromesso doveva partire tra la chiesa anglicana ed i protestanti radicali per poi espandersi alla macchina statale nella sua interezza. L’ottica del rispetto e del comune vivere sotto la cosa comune (per dirla alla Kant) avrebbe dovuto guidare lo stato.

Compromesso come male, Hans Kelsen

Hans Kelsen. Fonte Wikipedia.

Il giurista e filosofo austriaco è invece più scettico per quanto concerne la logica del compromesso, che contestualizza nello scenario parlamentare. Il processo, quasi dialettico, di contraddittorio, che si instaura in parlamento, porta alla nascita di sintesi altre che però si discostano dalle posizioni originarie degli attori. In altre parole, la nascita di una sintesi compromissoria nasconde ed ostacola la nascita di una verità superiore, che si pone sopra le ideologie dei singoli partiti, e che dovrebbe guidare il parlamento poi il governo e poi il paese.

Alla luce di queste interpretazioni come dobbiamo ritenere le trattative Di Maio-Salvini che mai come in questi giorni sembrano poter partorire un governo? E dove si dovrebbe posizionare il paese, in virtù della sua situazione attuale, sotto l’idea di Burke o quella di Kelsen? Questa rubrica vuole stimolare ponendo domande, non ha di certo la pretesa di dare risposte, ma chi sta leggendo è invitato in cuor suo a prendere una posizione.

COTIDIE MORI.

 

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