Roma, chiesa chiusa per 2 mesi: la parrocchia abbandona i fedeli e va in ferie

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Chiusa per ferie: l'avviso è in bella vista sulla porta di una chiesa al centro di Roma che ha deciso di chiudere i battenti per oltre due mesi. Accade a due passi da piazza Farnese e Campo de' Fiori, nella chiesa di Santa Caterina della Rota, affidata all'Arciconfraternita di S. Anna dei Palafrenieri. Sull'antico portone è stato affisso un cartello che riporta questo avviso: "Estate 2017. La chiesa resta chiusa dal 10 luglio fino al 16 settembre. Le attività pastorali ricominciano nella domenica 17 settembre con la messa alle 11.30". ANSA/ALESSANDRA CHINI

In pieno centro città, un cartello sul portone di una chiesa recita: “Estate 2017. La chiesa resta chiusa dal 10 luglio fino al 16 settembre. Le attività pastorali ricominciano nella domenica 17 settembre con la messa alle 11.30”. Le lunghissime ‘ferie da lavoratore’ della parrocchia fanno discutere.

Il cartello affisso sul portone della chiesa romana

ROMA – Quando pensiamo a una chiesa, la prima cosa che ci viene in mente è un luogo pronto ad accogliere i fedeli in qualsiasi momento essi dovessero averne bisogno, ma a quanto pare non è così ovunque. Ad oggi 16 luglio 2017, un cartello figura sui portoni di una chiesa nel centro della ‘Città Eterna‘. Si tratta di quella di Santa Caterina della Rota, a due passi da piazza Farnese e Campo De’ Fiori e affidata all’Arciconfraternita di Sant’Anna dei Palafrenieri. Con qualche breve riga, il foglio esposto fuori afferma con fierezza la necessità di riposo anche per la componente ecclesiastica che la gestisce.

Da anni ormai quasi la totalità dei lavoratori possono usufruire di periodi di riposo più o meno lunghi, esercitando il proprio diritto di ottenere delle ferie annuali. I sacerdoti, essendo dei veri e propri lavoratori che gestiscono giorno dopo giorno il sacerdozio, oltre alla manutenzione delle chiese, devono aver pensato di poter usufruire dello stesso diritto e allo stesso modo di qualunque altro individuo laico, prendendosi dunque ciò che gli spetta per i propri servigi offerti alla comunità.

Questa notizia, che ha dell’incredibile, pone l’accento sulla percezione del sé e sul ruolo che riveste il ‘sacro’ ai nostri giorni, anche all’interno di luoghi fisici come le chiese, che dovrebbero rappresentare uno dei baluardi cristiani.  Siamo arrivati al punto in cui un prete si reputa un lavoratore come gli altri? Il ragionamento sembrerebbe proprio questo. Ma il dubbio principale è un altro: se i sacerdoti si reputano al pari dei dipendenti salariati, il paragone tra la chiesa e una vera e propria azienda è presto fatto.

La chiesa cattolica, dalla sua organizzazione e istituzionalizzazione, si è comportata a tutti gli effetti come farebbe una società ai giorni nostri. Ha sempre gestito il marketing, la propria immagine, organizzando ‘meetings’ veri e propri – che prendono il nome di ‘Concili Ecumenici‘ – in cui i massimi esponenti discutono di come gestire il credo e, in senso lato, cosa sia da santificare e cosa no.

La componente religiosa ha certo un ruolo principale in questa vicenda, e il discorso non vorrebbe sminuirla minimamente. Senza questa inclinazione naturale dell’animo umano, qualsiasi istituzione che fonda la propria autorità sul rapporto con il divino, perderebbe totalmente di significato. Ma tutte queste somiglianze possono farci riflettere su come l’organizzazione dell’uomo risulti sempre la stessa, che si tratti di politica, economia, scienza o delle più alte sfere della sacralità.

 

-Übermacht

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