Una ventinovenne nata con sesso biologico maschile ha ottenuto dal tribunale di Pavia un nuovo nome, un nuovo codice fiscale, nuovi documenti che la identificano come donna, nonostante non si sia sottoposta ad alcun intervento.

Il percorso con la burocrazia statale per la rettifica del genere iniziò sei anni fa, ovvero nel momento in cui la donna ottene dal tribunale l’autorizzazione per l’intervento per il cambio di sesso. Dopo aver seguito una terapia ormonale, ha deciso di non optare per l’intervento chirurgico poiché si sentiva già soddisfatta della sua dimensione femminile ed inoltre avrebbe potuto rappresentare un pericolo per la sua salute fisica data la sua obesità. Il tribunale di Pavia ha valutato la transizione come avvenuta.

Questo non rappresenta il primo caso in Italia, dove l’argomento del cambio di genere senza intervento è ostico e dove non tutti i casi riescono ad approdare ad una soluzione. Il tribunale di Messina sentenziava così nel 2015 “Esiste un diritto a una diversa identità di genere, (…) non si può prestare attenzione esclusivamente alla componente biologica“, “Il fenomeno della transessualità nella società contemporanea è profondamente mutato (…) con l’ausilio delle terapie ormonali e della chirurgia estetica, la fissazione della propria identità di genere spesso prescinde temporaneamente o definitivamente dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari”. Un altro caso simile è riconducibile al tribunale di Piacenza nel 2015.

http://www.lastampa.it/2018/01/24/edizioni/milano/tribunale-di-pavia-riconosce-il-cambio-di-sesso-anche-senza-intervento-chirurgico-uPnpxZC7iPJzgCz4N0gtHI/pagina.html

Importanti passi avanti sono stati fatti nel 2015, quando la corte costituzionale sancì che non serve necessariamente un intervento chirurgico per la rettificazione anagrafica del sesso.

Una parte della legge del 1982, unico strumento giuridico per regolare la procedura prima della sentenza della corte del 2015:

“L. 14 aprile 1982, n. 164 (1).
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.
1. La rettificazione di cui all’articolo 454 del codice civile si fa anche in forza di
sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona
sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute
modificazioni dei suoi caratteri sessuali.
2. La domanda di rettificazione di attribuzione di sesso di cui all’articolo 1 è
proposta con ricorso al tribunale del luogo dove ha residenza l’attore. (…)
Quando è necessario, il giudice istruttore dispone con ordinanza l’acquisizione
di consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell’interessato.
Con la sentenza che accoglie la domanda di rettificazione di attribuzione di
sesso il tribunale ordina all’ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato
l’atto di nascita di effettuare la rettificazione nel relativo registro.”

Il testo di legge completo: http://www.esteri.it/mae/doc/l164_1982.pdf

Fortunatamente, alle volte, la giustizia è in grado di colmare i vuoti della politica e riconoscere diritti che la legge nega. La sentenza 221 depositata il 5 novembre 2015 dalla corte: “La Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 1, della l. n. 164/1982 (sulla rettificazione dell’attribuzione del sesso), precisando che il trattamento chirurgico non deve essere considerato quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico.”

E con “conseguimento di un pieno benessere” la Corte Costituzionale ha centrato il punto cardine della questione.

E’ bene ribadire che sesso, identità di genere e orientamento sessuale sono tre cose diverse. Con la parola “sesso” ci si riferisce esclusivamente all’anatomia di una persona, mentre con “genere” si indica sia la percezione che ciascuno ha di sé. Un’altra cosa ancora è l’orientamento sessuale, cioè il tipo di persone da cui una certa persona è sessualmente attratta. Molte persone nascono e crescono in una condizione di discontinuità tra sesso e identità di genere.

http://www.controradio.it/wp-content/uploads/archivio/2015/07/tribunale.jpg

Quello del transessualismo è un argomento molto delicato su cui non è possibile semplificare o banalizzare. È un tema che riguarda la sfera della persona, della sua salute e della sua autodeterminazione. Esso si riferisce alla distonia, riscontrabile in una minoranza di individui, tra sesso biologico ed identità sessuale, cioè la condizione di chi è fisicamente uomo ma si percepisce come donna e viceversa.

Ad ogni caso di transizione di genere deve essere assicurata dignità medica e giuridica perché “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto.”

-pincorno

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