Olimpiadi femminili di matematica: tra ipocrisia e parità fra i sessi

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Il team italiano all'Egmo di Firenze (foto di Enrico Ramerini/Cg per Repubblica-Firenze)

Le cinque ragazze del team italiano si posizionano al terzo posto alle Olimpiadi femminili europee della matematica. Al di là dell’indiscutibile bravura dimostrata dalle giovani studentesse, è doveroso interrogarsi sul ‘gender gap’ che domina questa competizione, esclusivo appannaggio delle ragazze e, al tempo stesso, tentativo forzato di pareggiare i conti tra i sessi. Certo, non è l’unico esempio. Ma è uno dei tanti su cui interrogarsi, dalla cultura alla politica.

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Presentazione dell’Egmo 2018 a Firenze (fonte: SkyTg24)

FIRENZE – Il terzo posto alle Olimpiadi femminili europee della matematica svoltesi a Firenze, per cinque liceali, è un traguardo eccezionale. Sono al fianco della Russia e degli Stati Uniti, rispettivamente primi e secondi nell’aver risolto sei problemi impossibili in maniera ‘creativa’. Non hanno interrotto la serie di medaglie che dal 2012 l’Italia guadagna con orgoglio e impegnio: finora si contano due medaglie d’oro (2012 e 2013), sei d’argento e diciassette d’argento, per un totale di 25 podi in sette anni. Imprese magnifiche, che regalano gioie alla nostra nazione. Ma anche qualche spunto di riflessione, a cominciare dal fatto che in questa competizione hanno trionfato delle ragazze. Perché non era un’Olimpiade per maschi.

Bando ai moralismi, affrontiamo la questione in maniera seria e oggettiva. Due sono le cose da tenere a mente: il ‘gender gap’ e l’ipocrisia. Dal suffragio universale d’inizio ‘900 in avanti, le donne hanno dimostrato in diversi modi, con svariati metodi e in differenti luoghi di volere la parità sociale, politica ed economica tra i sessi. Questo può essere considerato il cardine del Femminismo, termine che oggi viene usato con disprezzo e, come spesso accade, viene svuotato di ogni suo contenuto in virtù di qualche slogan da registrare nella scala Richter del becerismo. Ma se state leggendo questo articolo, non siete certamente tra gli urlatori da bar. E soprattutto, avrete notato un fattore considerevole: ‘parità sociale, politica ed economica tra i sessi’. Non si parla di un inserimento forzato di uomo o donna, non si parla di escludere da qualcosa tutti gli uomini o tutti le donne. Si parla di creare i presupposti per far sì che uomini e donne possano pensare, agire e vivere all’interno di qualsiasi sfera umana, rispettando le volontà dei singoli soggetti.
Ma allora, perché queste Olimpiadi tutte al femminile?

Nel 2012, quando le atlete erano 70 e le nazioni in campo 19, l’Egmo (European Girls’ Mathematical Olympiad) era stato ideato per incentivare le donne a dedicarsi alle discipline scientifiche. Nel corso degli anni si era riscontrata una decisiva minoranza femminile nelle competizioni culturali, specie in questo settore. Ma contrastare il ‘gap gender’, creando un evento ad hoc per le liceali, significa rimarcarlo notevolmente. La libertà di partecipazione è stata disintegrata e non valorizzata. Lo si ripete a scanso di equivoci: non c’è alcun tipo di maschilismo nell’affermarlo, ma solo la presa di coscienza di un atto che tende a contrastare la disparità fra i due sessi e finisce con l’affermarlo. E questo, come si diceva, non è l’unico esempio.

A tutti è capitato di andare in discoteca almeno una volta nella vita e trovarsi una selezione all’ingresso che oltre ai capi d’abbigliamento teneva conto del ‘gap gender’. Le donne, quasi sempre, entrano gratis fino a una certa ora, mentre gli uomini (anche se con un prezzo ridotto) devono pagare. La logica di questo mercato prevede di aprire le porte a quante più donne possibili, per popolare il locale e renderlo appetibile per gli uomini, che pagando un biglietto possono così usufruire di un doppio servizio: bere alcolici e avere una discreta fauna femminile a loro disposizione. Messa così è brutta, ma è la verità: si tratta di un rapporto tra domanda e offerta, volto a generare una maggiore domanda. E la donna, che a prima vista appare privilegiata in questo processo, finisce con l’essere uno dei prodotti offerti dai locali in questione. E questo avviene anche aladdove si richiede ‘giovani donne di bella presenza’ per attività pubblicitarie, promozione di eventi, reception in varie strutture. Vige un gioco ambivalente in cui le donne sembrano agevolate e finiscono col ‘servire’ il consumatore e servire all’azienda o all’ente che le assume.

Per non parlare della politica, in cui di recente si è imposto il famoso ticket per cui, nel momento in cui vogliamo dare il voto a un maschio o a una femmina, automaticamente lo dobbiamo dare anche alla sua controparte. E’ impossibile votare due uomini o due donne. Questa mossa è stata pensata proprio come possibile soluzione al ‘gap gender’, ma si è finito col fomentarlo ulteriormente, togliendo al cittadino la possibilità di poter esprimere una preferenza in base alle capacità, alle competenze o al semplice istinto elettorale. Scegliere forzatamente uomo e donna inficia il voto, e non poco.

Vi sono moltissimi altri esempi di come si cerchi di contrastare la disparità sessuale creando disparità sessuale. Ciò può anche valere per gli uomini, relegati in determinati stereotipi o paradigmi e aloro volta gioco di una logica di mercato. Ma il discorso, in questo caso, verte su un recente esempio di parità sessuale non rispettata. Senza nulla togliere alle giovani campionesse e a tutte le categorie sopracitate, non è questo il modo di abbattere il muro culturale, sociale ed economico che divide uomo e donna. Perché il muro, forse, nemmeno c’è. Si tratta di creare una struttura mentale in un mondo in cui il cassetto ‘buone idee’ per la parità sessuale è spesso vuoto.
E chi ne ha qualcuna, altrettanto spesso, non viene preso/presa in considerazione.

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