Numero verde per la ludopatia: semplice ipocrisia o aiuto concreto?

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Gioco d'azzardo semplice e antico: i dadi

Al via il numero verde per aiutare le persone che hanno problemi con il gioco: dal 2 ottobre coloro che soffrono di ludopatie hanno la possibilità di rivolgersi gratuitamente ad operatori attivi su tutto il suolo italiano. Proviamo ad analizzare la situazione del gioco d’azzardo nella nostra nazione per comprendere se l’iniziativa proposta sia una forma di ipocrisia o un aiuto concreto per i cittadini.

 

Una roulette

“Quando si diparte il gioco della zara,
Colui che perde riman dolente,
Repetendo le volte, e tristo impara;
Con l’altro se ne va tutta la gente”
Il passo del Purgatorio dantesco appena citato dimostra che già il celebre poeta, vissuto a cavallo tra il Duecento e il Trecento avesse ben chiaro uno scenario di giocatori d’azzardo.
La parola stessa è connessa etimologicamente con il gioco della zara: tale pratica consisteva nel lanciare 3 dadi e scommettere sulla somma che sarebbe uscita.
Hasard in francese significa “caso”: il gioco d‘azzardo infatti si affida proprio al caso. In questo tipo di attività ludica molte caratteristiche proprie del gioco (spirito di squadra/ strategia/ divertimento) vengono a mancare, poiché la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria.

Com’è la situazione nel nostro paese? Quanto giocano gli italiani?
In Italia nel 2016 sono stati giocati ben 95 miliardi di euro, con 8 miliardi di tasse statali sul grande flusso di denaro speso dai cittadini.
E allora ci si potrebbe chiedere, come Dostoevskij fece “perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?”
Il dilemma si fa più intricato quando si scopre che 1 giocatore su 75 è ludopatico. Giocare d’azzardo infatti non significa necessariamente essere “malati di gioco”, ma un italiano ogni 75 soffre di gioco d’azzardo patologico. Si tratta di un disturbo nel controllo degli impulsi: il soggetto è incapace di resistere all’impulso di giocare. Il malato dunque, a causa del suo disagio, compromette le proprie attività personali, familiari, scolastiche e lavorative, avendo continuamente bisogno di dedicarsi all’attività ludica.

Gericault, “Alienata con monomania del gioco”

È dunque moralmente accettabile che lo Stato promuova, attraverso la pubblicità in particolare, una pratica che rischia di compromettere la salute dei propri cittadini?
Certamente è innegabile la convenienza economica delle casse statali che hanno bisogno di entrate  in un momento di deficit come quello odierno: più lo Stato guadagna, meglio potrà occuparsi dei bisogni dei cittadini.
Il dibattito resta aperto.
La via del proibizionismo potrebbe non essere la soluzione ottimale, vista l’ampiezza del fenomeno nel nostro paese. Il rischio sarebbe quello di agevolare le organizzazioni clandestine non eliminando il problema ma nascondendolo, con un conseguente impoverimento economico dello Stato e arricchimento delle associazioni illegali.

Inoltre proibire alle persone di giocare la schedina o scommettere sull’andamento delle partite di calcio, potrebbe scatenare l’ira di coloro del gioco non ne fanno una malattia. Su tutti quelli che giocano d’azzardo infatti, in netta maggioranza vi sono giocatori che non sono affetti da ludopatia. Questi ultimi potrebbero affermare che lo Stato, in caso vietasse loro di giocare, starebbe violando la loro libertà di scelta.
Ma come la mettiamo con un ludopatico?
Colui che è entrato nel tunnel del gioco, essendo affetto da un vero e proprio disturbo comportamentale, è capace di scegliere se giocare o no? Probabilmente no. Egli vive il gioco come una dipendenza e non come un piacere. Giocare gli impedisce di svolgere le sue normali funzioni sociali e personali.

Il progetto del numero verde dunque quanto potrebbe aiutare i soggetti malati?
Il servizio propone un numero telefonico a cui rivolgersi per essere ascoltati e per informarsi sugli aiuti sanitari messi a disposizione per coloro che si trovano in questo tipo di difficoltà.
Potrebbe essere un modo per sensibilizzare la gente su questo problema e riconoscere che dietro molti giocatori d’azzardo si nasconde un disturbo vero e proprio, spesso sottovalutato dai più.
Ma allora perché continuare a pubblicizzare e agevolare questa pratica? Lo Stato propone questo rimedio come tutela a se stesso e alle industrie legate ai giochi d’azzardo? Oppure come una tutela per i cittadini?
Probabilmente lo fa per entrambe le ragioni. Pubblicizzando una pratica che potrebbe nuocere alla salute, è giusto che ne dia anche il rimedio. In un certo senso potrebbe sembrare ipocrita come comportamento, ma è comunque già qualcosa. Dall’assenza di assistenza siamo passati alla presenza di una assistenza gratuita e disponibile a livello nazionale. Ma è davvero questo il modo giusto?
Ciò che occorre cambiare probabilmente è proprio la mentalità dei cittadini. Essi, se consapevoli del rischio che corrono giocando, potranno realmente scegliere se approcciarsi alla pratica del gioco. La cosa più importante diviene dunque la prevenzione, anche perché in termini economici, se il cittadino è malato, non conviene nemmeno allo Stato prendersene cura.

Jake

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