Scienza e incomunicabilità: la bufala del pianeta Nibiru

0
153
scienza

Per la quarta volta negli ultimi 15 anni torna in auge la bufala dell’esistenza del pianeta Nibiru che, come preannunciato da antichi testi sumeri, colpirebbe la Terra causando l’estinzione del genere umano. Nonostante sia stata smentita già nel 2003, questa notizia continua a ritornare periodicamente e trova molti più sostenitori di quanto si potrebbe credere. L’incapacità della scienza di comunicare in maniera chiara potrebbe essere alla base della diffidenza che i non addetti ai lavori provano nei suoi confronti e del ritornare periodico di tali notizie.

Si sa che le bufale, soprattutto in ambito scientifico, sono dure a morire: fanno lunghi giri, sembrano essere state definitamente confutate e poi… riappaiono come se niente fosse. Non fa eccezione neanche la teoria dell’esistenza del pianeta Nibiru, la cui imminente collisione con la Terra causerebbe l’estinzione del genere umano, ovviamente. Questa ipotesi venne proposta per la prima volta nel 1995 dall’americana Nancy Lieder che, sostenendo di essere in contatto tramite un chip installato nel suo cervello con una civiltà extraterrestre, propagandava l’idea di una collisione imminente. La teoria venne presa in considerazione in maniera più seria dalla comunità scientifica internazionale quando, nei primi anni 2000, tramite l’opera dello scrittore Zecharia Sitchin, essa si diffuse nell’opinione pubblica americana. Sitchin, proponendo una sua personale rilettura di alcuni antichi testi sumeri di astronomia, profetizzava la collisione del fantomatico pianeta per il 2003, poi spostata al 2012 e ora al 23 aprile 2018.

.

Posted by Nibiru on Monday, January 15, 2018

Già nel 2003 i principali organi di informazione scientifica, le più importanti agenzie operanti nel campo dell’astrofisica, intervennero per smentire le ipotesi che non hanno assolutamente alcun fondamento né scientifico né filologico. I sumeri infatti, per descrivere il fenomeno della precessione degli equinozi, ovvero dello spostamento periodico degli equinozi lungo una linea chiamata eclittica, dividevano il cielo in 7 spicchi, con ampiezza di circa 50 gradi, dedicandone ognuno ad una precisa divinità. “Nibiru” letteralmente vuol dire punto di transizione e indicava il periodo in cui il punto equinoziale attraversava il passaggio da uno spicchio di cielo all’altra, con particolari significati nell’ambito della religione sumera. Non regge neanche l’ipotesi, che pure ha un certo fondamento scientifico, che identifica Nibiru con Nemesis, una nana rossa che, secondo le ipotesi di alcuni astronomi contemporanei, sarebbe la stella gemella del Sole e orbiterebbe a una distanza enorme da esso. Nemesis, difficilmente osservabile a causa della distanza e della flebile luce emessa, causerebbe periodiche perturbazioni gravitazionali che spiegherebbero in parte alcune irregolarità nelle orbite di Urano e Nettuno e una certa regolarità temporale nell’impatto di asteroidi sulla Terra negli ultimi centinaia di milioni di anni. La comunità scientifica è però oggi concorde a non ritenere corretta l’ipotesi di Nemesis, nonostante non sia comunque detta l’ultima parola.

Le argomentazioni che confutano l’ipotesi Nibiru quindi non mancano. Eppure, essa sopravvive da ben 23 anni e tuttora sono molti i suoi sostenitori che postano sui social improbabili video che mostrano come la sagoma del pianeta in avvicinamento sia visibile occhio nudo. Attribuire la diffusione di una bufala del genere unicamente alla malafede delle persone che la propongono potrebbe risultare riduttivo. Sicuramente ai creatori della notizia non può essere imputata totalmente la responsabilità della sua diffusione. La sua persistenza invece suggerisce una qualche deficienza del linguaggio scientifico, incapace di comunicare in maniera chiara ed efficace i suoi dogmi e le sue verità. Il linguaggio scientifico, a differenza di altre forme comunicative, risulta per sua stessa natura di difficile comprensione. Per capire questo, occorre richiamare le teorie dell’epistemologo ungherese Imre Lakatos (1922-1974). Egli, nell’opera La metodologia dei programmi di ricerca scientifici, sostiene l’idea di una scienza organizzata in programmi di ricerca. Ognuno di essi consta di un nucleo di teorie, assunte come vere in seguito a un consenso dei ricercatori, e si pone in maniera dialettica rispetto ad altre teorie interpretative, agendo secondo la metodologia dell’euristica positiva, ovvero creando una serie di proposizioni, collegate al nucleo del programma, che arricchiscono il suo contenuto empirico, e dell’euristica negativa, ossia modificando tali asserti secondari in maniera da proteggere comunque il nucleo del programma. Esso arriva infine a creare un vero e proprio linguaggio non solo osservativo capace di inquadrare i fenomeni nell’orizzonte della teoria. Per operare e comprendere a fondo la teoria scientifica proposta, quindi, non occorre solo conoscerne le asserzioni-base e le proposizioni secondarie, ma comprendere in maniera profonda il significato che essa da a termini che dentro altri orizzonti teorici potrebbero avere significati completamente diversi. Per questo motivo principalmente, la scienza risulta ostica ai non addetti ai lavori; ed è qui che entrano in gioco le opere di divulgazione scientifica.

scienza
L’epistemologo ungherese Imre Lakatos, pseudonimo di Imre Lipsitz

I divulgatori scientifici svolgono un ruolo importantissimo nella diffusione delle scoperte scientifiche nella società. Il loro lavoro però spesso risente della necessaria semplificazione che essi devono operare per rendere intellegibili concetti che altrimenti risulterebbero astrusi. Questo comporta una certa incompletezza nella trattazione che, sebbene avvertita dal lettore, non può essere colmata. Ciò genera, quando già vi è di base la volontà di porsi in maniera sempre polemica, disinteresse e diffidenza verso una disciplina che appare confusa e arrogante. In un panorama simile, la popolarità della teoria Nibiru viene spiegata dalla semplicità imbarazzante del suo contenuto empirico, dalla sua totale a-scientificità e dalla dimostrazione dogmatica che se ne da, la quale porta i detrattori a ridicolizzarla e i sostenitori a osannarla.

Come insegna la stessa scienza, spesso la sola descrizione di un realtà o di un problema non basta per tracciare la linea da seguire nella sua soluzione. In questo caso, però, si potrebbe cedere alla tentazione di non essere così catastrofici. Non tutti si dedicano alla scienza, ma tutti dovrebbero conoscere la scienza, anche in maniera molto superficiale, quel tanto che basta per fidarsi di essa e non cedere alle lusinghe delle pseudo-scienze più imbarazzanti. Anche in caso, quindi, la partita si gioca sul versante dell’educazione. Occorre potenziare l’insegnamento scientifico, renderlo attraente e interessante, insegnare alle persone l’importanza della scienza e il suo ruolo nella scoperta della verità. Insegnamenti che metteranno finalmente fine al dilagare delle bufale scientifiche, Nibiru compreso.

-EnricDeBlessed

 

Comments

comments