Arrestato ad Ancona l’uomo sieropositivo che avrebbe praticato sesso non protetto diffondendo il virus dell’HIV, sarebbero duecento le potenziali vittime. Ma cosa può spingere una persona a compiere ciò?

ANCONA- Arrestato martedì e poi trasportato nel carcere di Montacuto l’uomo che, pur sapendo da undici anni di essere sieropositivo, avrebbe contagiato le persone che adescava per rapporti sessuali non protetti al fine di diffondere il virus dell’HIV. Ad aprire le indagini, ancora in corso, la denuncia della sua partner, dopo aver scoperto di essere stata contagiata. L’uomo è accusato di lesioni gravissime alla ragazza e la polizia al momento si sta occupando di cercare altre potenziali vittime che, stando a quanto dice Repubblica, potrebbero essere più di 200.

La partner frequentava assiduamente l’uomo dal febbraio del 2017, dopo alcuni esami clinici in seguito ad alcuni malesseri fisici e alcune dicerie sul suo uomo ha scoperto di essere stata recentemente contagiata. La squadra mobile di Ancona ha perquisito la casa dell’uomo sequestrando cellulari, computer e tablet per raccogliere più informazioni possibili sulle chat con cui avrebbe adescato le altre vittime.

L’accusato dopo l’arresto si è dichiarato un negazionista, l’AIDS per lui semplicemente non esiste. Ritiene l’HIV “un falso scientifico”, non segue cure, facendo pagare sulla pelle altrui il suo pericolosissimo atteggiamento.

Purtroppo non si tratta affatto di un caso isolato. La vicenda a molti di voi avrà già riecheggiato quella di Valentino Talluto, il trentaduenne di Acilia sieropositivo accusato di aver contagiato 57 donne e di aver avuto rapporti sessuali non protetti fino al giorno prima del suo arresto, pur essendo consapevole della sua condizione. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso: adescare vittime sui social network, carpire la loro fiducia, rassicurarle fino a consumare un rapporto sessuale a rischio.

https://www.google.it/search?q=aids&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiOpdfUxdPbAhUNlxQKHXqLCgMQ_AUICigB&biw=1366&bih=613#imgrc=Y8Wpktq-O3YqnM:

Nello stesso periodo (limitandosi all’Italia) a Brescia un uomo di 55 anni contagiava giovani, esattamente come in precedenza era accaduto a lui. In seguito all’arresto ha subito dichiarato che le sue azioni rappresentavano una vendetta nei confronti di ciò che gli era capitato: il desiderio di rendere altre persone “schiave” del virus dovuto all’incapacità di accettare la propria condizione.

Ma cosa può spingere un uomo ad azioni del genere? “Per alcuni soggetti, il contagio è vissuto come un legame, un filo che lo unisce per sempre alle sue vittime. L’untore ha la consapevolezza che non ha niente da perdere in quanto è un condannato a morte e riserva la stessa sorte alle persone che lui ritiene opportune come fosse una missione o per vendetta, dettata da una vena narcisistica“, spiega Sara Pezzuolo, psicologa forense. (fonte: Panorama)

Tali atti, che sono il frutto di una crudeltà fine a se stessa, non sono giustificabili e nemmeno è possibile trovare delle attenuanti. E’ altrettanto vero che imputarle solamente alla malvagità di un singolo individuo rappresenta una visione troppo semplicistica: ogni uomo, nel bene e nel male, è il prodotto della società in cui vive.

Seppur dei passi avanti grazie alla divulgazione scientifica e all’informazione siano stati fatti, la visione di molte persone è ancora troppo legata a quella degli anni ’80, dove l’HIV era considerata alla stregua della peste, i sieropositivi degli untori. C’è ancora chi ritiene che contatti quotidiani, come mangiare dallo stesso piatto o utilizzare un bagno in comune, mettano a rischio di contagio.

Inoltre attualmente nel mondo occidentale, la diagnosi di HIV non corrisponde assolutamente a una condanna a morte, anche se le cure non sono semplici e immuni da effetti collaterali, conducendo terapie antiretrovirali si registrano ottime aspettative di vita. Ma il tessuto sociale è ancora molto spesso solito a vedere i sieropositivi come appestati, essi infatti hanno paura di essere discriminati sul lavoro, negli studi e nelle relazioni interpersonali in generale. Perciò, ribadendo che questo non renda la diffusione volontaria del virus giustificabile o comprensibile, un eventuale isolamento nei confronti dei sieropositivi potrebbe concorrere tra i moventi di queste scellerate azioni.

http://blog.japijane.cl/sabes-como-elegir-tu-condon/

A far riflettere dovrebbe essere anche il fatto che l’uomo di Ancona, esattamente come i casi precedenti, abbia trovato così tante persone disposte a mettere a repentaglio la propria salute con rapporti sessuali non protetti, sintomo che qualcosa nelle campagne di prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili ancora non funziona.

-pincorno

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