Esploriamo la galassia del pensiero del pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim: nel suo libro “La musica sveglia il tempo” l’artista mette in evidenza dei parallelismi tra vita e musica.

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Il musicista in tenera età

Suono e pensiero: ecco il titolo della prima sezione del libro di Daniel Barenboim “La musica sveglia il tempo”. In questo scritto il brillante musicista si propone di “individuare alcuni collegamenti fra l’inesprimibile contenuto della musica e l’inesprimibile contenuto della vita”. Potremmo osare dicendo che la musica diviene in qualche maniera filosofia all’interno di questo libro: entrambe le discipline sono accomunate, anche se in maniera diversa, dalla profondità e dall’impegno nell’indagare le grandi questioni umane e non solo.
Nell’immaginario comune spesso si pensa che per essere musicisti sia sufficiente avere molto talento e mettere passione in ciò che si fa.
L’autore del libro sottolinea più volte, invece, di come sia necessario che le emozioni convivano con la razionalità, in musica come nella vita: “anche in musica, intelletto ed emozione sono strettamente legati, tanto per il compositore quanto per l’interprete. La percezione razionale e quella emotiva non sono in conflitto fra loro, anzi ciascuna guida l’altra, al fine di ottenere un equilibrio della comprensione in cui l’intelletto determina la fondatezza della relazione intuitiva, e l’elemento emotivo offre a quello razionale una sensibilità che umanizza l’insieme”. Queste le parole tratte dalla sezione Libertà di pensiero e interpretazione.

Il modo di affrontare la musica diviene dunque una linea guida non solo per la buona esecuzione di un brano, ma anche per la vita dell’individuo: Barenboim trasferisce i valori applicati al mondo artistico nella dimensione “reale” della vita.
Come il musicista deve saper aspettare i tempi giusti, anche nel nostro vissuto dobbiamo essere in grado di ascoltare e capire i momenti, non smettendo mai di interrogarci e di essere protagonisti.
Non si finisce mai di conoscere uno spartito musicale: ogni volta che lo eseguiamo possiamo trovare nuovi spunti e nuove finestre, se siamo in dialogo continuo con l’opera che suoniamo.
Lasciarsi interpellare e farsi domande è anche il lavoro del filosofo, infatti l’autore del libro ci tiene a sottolineare la sua amicizia, instaurata fin dall’età di tredici anni, con l’Etica di Spinoza. Ciò che ha colpito di più il brillante musicista è il fatto che la libertà, secondo il filosofo olandese, sia un processo attivo: attivo come la musica, una disciplina che richiede abilità intellettuali, ma anche corporee e pratiche.
Allora siamo chiamati in ogni momento a interrogarci e a metterci in gioco: nel rivalutare un pezzo musicale, ma anche e soprattutto nel rivalutare un’opinione, cercando di dialogare con chi ci sta davanti, nel confrontarci attivamente con la realtà che ci circonda.

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Copertina del libro “La musica sveglia il tempo”

Tornando al parallelismo tra musica e vita, nel libro esso si allarga anche a livello sociale: Barenboim all’inizio del 2000 ha formato, insieme a Edward Said, un’orchestra di musicisti provenienti da varie parti del  Medio-Oriente, la West-Eastern Divan Orchestra.
Il racconto appassionato dell’autore parla così: “con emozione osservavamo cosa accadde quando un musicista arabo si trovò a dividere il leggio con un musicista israeliano: entrambi cercavano di suonare la stessa nota con la stessa dinamica, la stessa arcata, lo stesso suono, la stessa espressione.”
L’orchestra, con tutti i suoi elementi (anche israeliani e palestinesi!), arrivò a suonare al palazzo della Cultura di Ramallah, in Palestina.
Sta a ciascuno di noi la scelta: se vedere in questo avvenimento ai margini del possibile una ricchezza e un’opportunità di apertura, seppur minima, che va verso la pace; oppure, come successe quel 21 agosto del 2005, non essere in grado di sentire suonare israeliani e palestinesi insieme “finché c’erano ancora i carri armati e i soldati […] alla periferia di Ramallah”.

  • Jake

Il concerto di Ramallah:

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