Mamma muore per un intervento allo stomaco, il marito: “Discriminata per il suo peso”

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Erika Colombatto, 23 anni, mamma da 9 mesi, muore al Policlinico di Ponte San Pietro (Bergamo) in seguito ad un intervento di riduzione dello stomaco. A pesare sulla fragile psiche della donna, in ripresa dalla gravidanza, gli insulti che le avrebbero gridato in strada, a seguito dei quali la neo-mamma si sarebbe decisa a procedere.

Una foto di Erika Colombatto

BERGAMO – Il periodo seguente al parto è, per la maggior parte delle donne, un tempo di profondi sconvolgimenti sul livello fisico e psicologico. Si hanno dubbi sulle proprie capacità di accudimento, si hanno tremendi dubbi sul futuro e si fa fatica a convivere col proprio corpo, tremendamente mutato dalla gravidanza. Era proprio quest’ultimo aspetto a pesare molto su di Erika Colombatto, 23enne residente nel torinese, che non riusciva ad accettarsi a causa dell’enorme aumento di peso accumulato durante la gravidanza. Così valuta la possibilità di un intervento di riduzione dello stomaco, di per sé molto pericoloso. Inizialmente fatica a decidersi se sottoporsi o meno all’operazione, quasi avendo un tragico presentimento. Ella arriva addirittura a rinviare due volte la dell’entrata in ospedale, per poi convincersi a compiere il passo decisivo.

Il marito, Younes Lhou ha raccontato: “ha deciso di fare l’intervento dopo che uno che passava in macchina le ha gridato “Cicciona!” e al Luna Park l’hanno fatta scendere da una giostra per il peso”. Così, dopo i dovuti controlli, Erika si affida alle cure del Policlinico di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo. Dopo il primo intervento, la donna accusa forti dolori: è comparsa una fistola, complicanza molto comune in questi casi, che solitamente si rimargina da sola. Non è così per la ragazza, che nel giro di 1 mese viene operata altre 3 volte, morendo infine nell’ultimo intervento. Lascia così il marito e la figlia Sofia, di appena 9 mesi.

Il policlinico San Pietro

 

I familiari di Erika ora chiedono di fare chiarezza sulla vicenda. “Voglio la verità sulla morte di mia figlia“, tuona il padre della ragazza al funerale. Sono già partite le indagini sul caso. Il Policlinico intanto esprime in una nota piena fiducia nell’operato dei propri medici e si associa al cordoglio dei familiari della vittima.

Sicuramente l’eccessiva obesità o l’eccessiva magrezza non sono condizioni ottimali per il fisico. Ciò però non giustifica di certo il body shaming (l’insulto del corpo di una persona), che rimane per molti un ostacolo all’accettazione. La storia di Erika sarebbe potuta andare in maniera totalmente diversa se ella non fosse stata gratuitamente insultata. Una prova in più (ne serviva un’altra?) di quanto una parola, seppur detta con noncuranza, possa cambiare radicalmente il destino di una vita.

-EnricDeBlessed

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