Negli ultimi anni, i manifestanti negli Stati Uniti si sono scontrati violentemente con la polizia in numerose occasioni. Nonostante l’attenzione diffusa dei media, poche ricerche scientifiche sono state dedicate alla comprensione dell’aumento del numero di proteste violente.

Immagini dalle strade di Charlottesville nei giorni di protesta

Le proteste pacifiche sono una pietra angolare della democrazia. Le pubbliche dimostrazioni in piazza costituiscono un modo diretto e spontaneo per gli elettori di comunicare preoccupazioni, focalizzare l’attenzione su problemi di rilevanza sociale e, infine, promuovere il cambiamento. Sfortunatamente però, le proteste possono repentinamente avere un decorso che sfocia in atti di violenza o vandalismo.

Manifestanti fanno uso di fumogeni

I ricercatori del Brain and Creativity Institute della University of South California, in seguito ad un’approfondita analisi condotta attraverso i social media, hanno riscontrato che questo fenomeno può essere inteso come in funzione della moralizzazione di una causa individuale e del grado in cui si crede che gli altri, nei social network, moralizzino tale causa. Il singolo identificherebbe gli altri che condividono le proprie convinzioni, da ciò ne deriva un’identificazione del consenso. In questo studio, i ricercatori hanno tentato di dimostrare che ciò può avere conseguenze dannose. Tale studio si sviluppa in concerto con una recedete indagine condotta sul fenomeno da Nature Human Behavior. Secondo NBH, questo effetto è moderato dalla convergenza morale, o dalla misura in cui una persona pensa che gli altri condividano atteggiamenti morali simili.

Altre immagini dalle strade di Baltimora

Stando all’opinione di Morteza Dehghani, studiosa coinvolta nell’indagine, i movimenti estremisti possono emergere facilmente attraverso i social network. Di recente, abbiamo avuto diversi esempi di proteste, su tutte quelle a Baltimora e a Charlottesville, dove la percezione del singolo è stata influenzata dalla sua attività sui social network. Chi condivide la stessa opinione viene identificato come  espressione di consenso, ciò può portare un movimento pacifico su piazza a sfociare in episodi di violenza.

I ricercatori hanno condotto tre esperimenti comportamentali per chiarire la relazione tra moralizzazione e convergenza morale percepita. I partecipanti a queste analisi sono stati preparati con i resoconti del violento raduno di Unite the Right a Charlottesville, in Virginia, nel 2017. «Sebbene gli esperimenti comportamentali misurino l’accettabilità dell’uso della violenza durante le proteste anziché il comportamento di protesta in senso stretto», hanno riportato i ricercatori, «l’analisi mira a fornire prove convergenti per le nostre ipotesi usando sia le proteste della vita reale che le forme di atteggiamento auto-riferite».

Le proteste di Baltimora sono scoppiate inseguito alla morte di Freddy Gray

La squadra ha scoperto per la prima volta che la retorica morale è quasi raddoppiata nei giorni di protesta violenta. In base a ulteriori analisi, come ipotizzato, hanno scoperto che i tweet hanno “predetto” la violenza. In altre parole, con l’aumento del numero di tweet morali, anche il successivo numero di arresti è cresciuto esponenzialmente. «Un aumento della violenza nelle proteste può quindi rispecchiare la crescente moralizzazione e polarizzazione delle questioni politiche dibattute sui social» hanno dichiarato gli studiosi.

Nella loro serie di analisi comportamentali, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti avevano più probabilità di sostenere una protesta violenta quando moralizzavano un problema. La misura in cui promuovono la violenza, tuttavia, si basa sul fatto che altri condividano la loro prospettiva. Sebbene la violenza durante le proteste sia ben pubblicizzata e condannata a livello di opinione pubblica, sono state fatte pochissime ricerche su questo argomento. Lo studio attuale ha importanti implicazioni.

I manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro gli episodi di violenza a sfondo razziale. Numerosi gli scontri con le forze dell’ordine

In primo luogo, questa ricerca può aiutare i responsabili delle decisioni a prevedere nel modo migliore come utilizzare le proprie risorse al fine di evitare che una protesta diventi violenta. In secondo luogo, i ricercatori suggeriscono che «diminuire la moralizzazione degli atteggiamenti e diluire la percezione che gli altri siano d’accordo con la propria posizione morale può attenuare l’ascesa dell’accettabilità della violenza». In altre parole, riducendo la misura in cui le persone convergono moralmente in reti di individui che la pensano allo stesso modo, potremmo ridurre l’accettazione della violenza durante le proteste.

Infine, anche se l’offesa morale e la convergenza morale sono necessarie per la protesta violenta, i ricercatori sottolineano che anche altri fattori, come le violente propensioni tra i manifestanti e la natura del problema che viene protestato, giocano un ruolo chiave.

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