A volte sentiamo parlare di pratiche diverse dalle nostre, che non capiamo facilmente e tanto meno approviamo. Mi ritengo una persona aperta, vivi e lascia vivere mi ha insegnato mia nonna, ognuno ha il suo modo di pensare che non può essere cambiato. Ma quando ho scoperto cosa significa essere donne in India, per la prima volta mi sono chiesta se una cultura può essere definita crudele.

Prima che mi si accusi di essere un’europea di chiuse vedute, vorrei mettere in chiaro che ogni cultura ha lati positivi e negativi, che ognuna è sullo stesso piano per importanza e dignità. Tuttavia, se alcune tradizioni fanno venire i brividi, altre sono considerate crudeli o strane, sicuramente non avevo mai usato l’aggettivo “crudele” per descrivere un’usanza prima di imbattermi nella visione della donna in India.

Tutto cominciò in una fredda mattina di febbraio quando in università iniziammo la nostra lezione di multiculturalismo. La partenza fu disarmante: “Fino a pochi anni fa, in India il massimo della fortuna che potesse capitarti era rinascere uomo. Credevo fosse un’esagerazione, in realtà nelle ore che seguirono trovai solo conferme.

In India si presenta un grande squilibrio tra maschi e femmine, questo perché crescere una bambina “è come annaffiare il fiore del vicino, quindi sfamare, crescere e investire su un erede che una volta sposata andrà via dalla famiglia di origine, uscendo totalmente dal nucleo familiare. Questo ha portato in passato ad aborti selettivi: moltissimi feti non sono mai nati perché, nonostante la legge vieti di comunicare il sesso del nascituro, se scoperti femmina venivano (e vengono) terminati. Un famoso spot pubblicitario recitava: “Spendi 500 rupie oggi e risparmiane 50,000 domani”, riferendosi appunto a un’ecografia per conoscere il sesso del feto.

Le ragioni di questa disparità risiedono non solo nella concezione negativa della donna che tutt’oggi aleggia in un’India in crescita economica e sociale, ma anche nella tradizione della dote. Per chi non fosse familiare con il concetto, si tratta di una sorta di regalo che la famiglia di provenienza della sposa regala al nucleo familiare d’arrivo. Può essere un bene materiale come succedeva in Europa (dalle lenzuola per il letto nuziale ai feudi) o una somma di denaro. In India la dote è una tradizione antichissima, fino a poco tempo fa condizione  indispensabile per contrarre matrimonio. Purtroppo, più la ragazza è adulta, più costa maritarla. Quest’usanza è la principale ragione per cui esistono ancora spose bambine, soprattutto nelle campagne indiane. I genitori spesso combinano matrimoni quando le bambine hanno sette otto nove anni, tenendole poi in casa fino all’arrivo delle prime mestruazioni. A quel punto la ragazza sarà ufficialmente sposata e potrà andare a convivere col marito.

Non si pensi che tutti i genitori indiani siano felici di questa pratica. Innumerevoli sono le storie di padri che hanno dato l’anima pur di racimolare i soldi per la dote, specialmente se le figlie femmine sono più di una. Contrarre un buon matrimonio è la base di una vita decente in India per una donna, in quanto ella passa dal padre al marito, come una proprietà. Una donna senza un uomo non ha motivo di esistere. 

Per fortuna, alcune cose stanno cambiando. Già gli inglesi in passato si erano opposti lentamente ma con perseveranza a queste e altre pratiche che col tempo stanno sparendo. La stessa legge indiana non appoggia né i matrimoni precoci né l’usanza della dote. Entrambe sono punibili con il carcere, anche se si è solo in odore di questo delitto. Come vedremo in seguito, l’India è un paese tanto crudele quanto affascinante, ricco di usanze impietose e tradizioni millenarie che si sta adattando ai tempi moderni a modo suo.

 

 

 

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