L’attacco in Siria mostra il vero volto del centrodestra

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Alle tre di ieri mattina Trump ha inviato l’ordine di attacco in Siria, con il coordinamento di Francia e Inghilterra. L’obiettivo dichiarato dell’operazione è lo smantellamento di punti strategici in cui si creano armi chimiche, che si suppone siano state usate il 7 aprile nella cittadina di Douma e spesso in altre parti del paese. Nonostante ciò, i governi di Russia e Iran hanno denunciato l’ennesima intrusione nella politica estera ed una grave violazione del diritto internazionale. Infatti, l’attacco occidentale non è stato approvato dal consiglio di sicurezza dell’ONU.                                                                                                     Gli eventi non hanno scosso solo la Siria, dove a centinaia sono scesi in piazza a protestare, ma la politica internazionale e anche quella italiana, specialmente il centrodestra.

Gentiloni ha mantenuto una via diplomatica, sostenendo da una parte l’aiuto agli alleati tramite supporto logistico, dall’altra il rifiuto dell’uso basi militari italiane per i raid aerei. Anche Di Maio ha ribadito la necessità di “restare al fianco degli alleati”.                        Non è dello stesso parere Salvini, che con sdegno ha bollato l’intero accaduto come pazzesco e perfino favorevole alla causa dei terroristi, lanciando su Twitter l’hashtag #stopwar. Mentre la Meloni ha definito l’intero accaduto una “pericolosa deriva”, non autorizzata (anche se il Consiglio di sicurezza ha oggi respinto la mozione Russa contro i raid).

Invece, a Campobasso Berlusconi durante una convention, ha sostenuto che “in questi momenti è meglio non parlare e non pensare“, quasi ammonendoli al silenzio.                    Nonostante il centrodestra si ostini a dichiararsi compatto, al primo segno di conflitto consistente le sue divisioni ideologiche sono risultate evidenti: da una parte Salvini diffonde le sue idee provocatorie senza filtri, seguito a ruota dalla Meloni, dall’altra Berlusconi lo rimprovera e contraddice pubblicamente, cercando di difendere i legami storici che legano l’Italia agli alleati.

Come può l’Italia essere efficace nella risoluzione dei problemi internazionali se il possibile governo presenta queste evidenti contraddizioni?

Ma oggi, quest’ultimo, in seguito ai numerosi articoli che hanno sottolineato la discrepanza tra le sue parole e quelle dei suoi alleati, ha indirizzato una lunga lettera al Corriere Della Sera in cui coglie l’occasione per rimisurare le sue parole: sostiene il legame con l’America, ma ribadisce il ruolo fondamentale di Putin nella risoluzione del conflitto e come Assad non debba essere deposto, ma messo “nella condizione di non nuocere”. Sottolinea poi come in un momento di tale emergenza ci sia bisogno di un governo stabile, vista l’importanza dell’Italia a livello internazionale nel Mediterraneo.

Coloro che ritengono di scarsa rilevanza o superficiale il ruolo italiano nel conflitto, dovrebbero ricordare il passato, in particolare la guerra in Libia contro Gheddafi: nel 2011 il governo (guidato da Berlusconi) si allineò al provvedimento della NATO, consentendo di bombardare da basi italiane il territorio libico e poi utilizzando i suoi stessi cacciabombardieri per sopprimere le difese aree nemiche.

Il risultato della guerra? Un’altra guerra che ha peggiorato le condizioni umanitarie e il caos politico: 62 mila furono gli immigrati in Italia solo nel primo anno del conflitto civile e a sette anni di distanza la situazione non ha fatto che peggiorare.

Per ora, la linea di governo sembra puntare sull’inazione, eppure non si può dire con certezza cosa accadrà in futuro, visto che non è chiaro quale coalizione salirà al governo e nemmeno qual è l’intenzione programmatica delle coalizioni stesse.

Infatti, se ieri Di Maio ha dichiarato l’allineamento alla NATO e si auspicava che l’Europa rimanesse unita, oggi, in seguito alle proteste della base radicale del proprio partito (nonché di molti elettori) che da sempre condanna le guerre, è costretto a smentirsi, dopo essere stato accusato di perbenismo e ipocrisia da diversi politici del MoVimento.

Se ieri Berlusconi invitava al silenzio e dunque ad un comportamento quasi omertoso dell’Italia nei confronti del dramma siriano, oggi ribadisce l’importanza strategica italiana nel conflitto, per una sua risoluzione, al fianco di Putin e USA, senza chiarire come questo sia possibile.

Tra ieri e oggi ciò che ci rimane è l’incertezza e intanto la guerra ha già fatto 400 mila morti.

 

 

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