L’etologo e zoologo britannico Desmond Morris nel suo libro “La tribù del calcio” esplicita la sua concezione dello sport soprattutto dopo le guerre mondiali: tornasole che esprime i conflitti e le violenze sociali. Analizziamo la situazione alla luce dello scandalo scoppiato lunedì allo stadio Olimpico di Roma.

La figurina attaccata dai tifosi del Lazio

ROMA – Siamo allo stadio Olimpico quando lunedì vengono trovate delle figurine con la foto di Anna Frank, la ragazzina divenuta tristemente famosa per il suo “Diario”, che indossa la maglia della Roma.
Gli adesivi erano stati affissi dai tifosi della Lazio, non si sa esattamente quanti siano, possiamo però affidarci ad una foto postata dalla presidente della comunità ebraica romana Ruth Dureghello sulla quale ne compaiono due, insieme ad altre affissioni che riempiono la curva sud, tutto fuorché gentili.
Lo scandalo dilaga in poco tempo e viene commentato nei giorni a venire da politici quali il presidente della Repubblica Mattarella che lo definisce un atto “disumano e allarmante per il nostro Paese”, o il presidente del Consiglio Gentiloni: “è successo qualcosa di incredibile, inaccettabile, da non minimizzare e da non sottovalutare. Non sottovalutiamo i rischi del diffondersi di tensioni nel nostro tessuto sociale”.
La triste notizia oltrepassa i confini della nostra penisola per rimbalzare tra i giornali nostrani: dall’Inghilterra alla Spagna, da Israele alla Germania. Nelle testate estere quello che si percepisce è un’indignazione che vede l’episodio di antisemitismo dei tifosi della Lazio come uno dei tanti momenti razzisti e violenti del calcio italiano e, più in generale, di quello internazionale.

Quello che è stato toccato dai tifosi biancocelesti è un tasto dolente della storia dell’Europa e del mondo, un capitolo buio del nostro continente. Eppure era da tempo che la foto della ragazzina ebrea tedesca girava su internet. Inoltre non è la prima volta che gli Ultras sono messi sotto accusa per delle azioni sgradevoli ed esagerate, probabilmente dettate più dalla voglia di estremizzare un insulto, secondo la logica definita banale dalla Arendt nel suo ormai celeberrimo libro.
Certamente i tifosi della Lazio non sono paragonabili ad un gerarca nazista per il loro misfatto, ma perché l’episodio ha suscitato così grande scalpore in questo momento?

Desmond Morris

Desmund Morris ci aiuterà a rispondere alla domanda. L’etologo e zoologo britannico è famoso in Italia principalmente per la canzone di Gabbani “Occidentali’s karma” in cui viene citato il titolo del suo libro “La scimmia nuda”, all’interno del quale si attua uno studio zoologico sull’animale uomo.
Non è però di questo libro che ci occuperemo, parleremo invece de “La tribù del calcio”. Pubblicato per la prima volta nel 1981, il saggio vuole spiegare la condotta violenta degli Hooligans, individui protagonisti di una tifoseria sfegatata e tumultuosa, spesso colpevoli di risse e atti vandalici.
L’etologo mette dunque a confronto il comportamento dei tifosi “accaniti”, analizzando i simboli e i rituali a loro connessi, con quello tribale.
D’altronde anche Pasolini parlando di calcio, senza la specificità etologica di Morris, si riferiva ad una dimensione rituale: “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.”
Proprio come gli antichi greci attuavano la loro catarsi sugli scranni di un teatro, noi uomini moderni sfoghiamo e ci liberiamo dei nostri istinti primordiali e selvaggi all’interno di uno stadio.
I casi che analizza Morris sono proprio gli Ultras, i quali ritrovano una loro dimensione sociale all’interno del branco della “curva”, essendo per contro al di fuori dello stadio spesso socialmente emarginati a causa dell’esclusività e della limitatezza del loro credo calcistico.
In particolare dopo le guerre mondiali le battaglie tra tribù non sono più esplicitate come avveniva precedentemente quando vi erano scontri fisici e mentali al di fuori dello sport.
L’antisemitismo e il razzismo, dilaganti nella nostra attuale società, potrebbero confermare la teoria di Morris, poiché gli stessi istinti di violenza sono presenti fuori e dentro allo stadio.

  • Jake

 

 

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