La scienza avanza, la morale no: l’uomo eticamente malato di Svevo

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Bomb - Gregory Corso.

Il progresso scientifico ci ha dato il potere di fare cose mai pensate prima. Dal trapianto di organi al progetto di colonizzare Marte, l’avanzamento tecnologico è uno dei grandi vanti della nostra epoca. É mitizzato e idolatrato: dicono, la tecnologia ci renderà presto immortali (e che faremo a quel punto nelle eterne domeniche pomeriggio?). Uno sguardo dall’altra parte: Bomb di Gregory Corso, la bomba atomica, Hans Jonas e il problema della morale. Progresso e etica viaggiano paralleli? 

Allen Ginsberg e Gregory Corso, 1973, New York.

Gregory Corso scrisse Bomb nel 1958. In piena guerra fredda, l’autore si trovava Londra ed assistette a una manifestazione contro la bomba atomica organizzata dai membri della Campaign for Nuclear Disarmament. La manifestazione in sé non lo colpisce più di tanto; piuttosto, è l’odio che le persone riversano sulla bomba, una carica esplosiva simile a quella dell’ordigno. Perché, si chiese Corso, le persone odiano la bomba atomica più della pena di morte, o di qualsiasi altra arma inventata dall’uomo? Dalla pena che provò per quest’odio, nacque Bomb. Fernanda Pivano definirà la poesia “una lettera d’amore alla bomba atomica’’. In un’intervista con Michael Andre, Corso disse che era stato costretto ad amare la bomba perché gli altri la odiavano: odiandola a sua volta avrebbe scritto una poesia politica e non voleva che Bomb lo fosse. Abbracciare la bomba e la morte che era in grado di causare fu l’unica via d’uscita che vide. Entrambe facevano parte della realtà ed erano estremamente difficili da superare. L’ode che scrisse all’ordigno celebra ironicamente il caos e sdrammatizza il terrore della guerra nucleare che si era diffuso dopo la distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Corso si augura di poter ridere di ciò che accade in modo da celare il suo dolore e di poter essere multiforme come Ulisse nell’Odissea; sostiene di vedere l’inferno delle bombe, dove gli ordigni giacciono e cantano. Denuncia la violenza della guerra e la paura nucleare.

Bomb, G. Corso

“Io ti amo”. L’umorismo del testo non è fine a sé stesso: è utilizzato per destabilizzare, confondere il lettore. Aiuta l’autore a descrivere l’apocalisse nucleare, non senza un minimo di rassegnazione. Rende la bomba simile ad una dea; l’umanità sta iniziando a comprendere la portata dei suoi poteri di autodistruzione.

La bomba atomica è un prodotto del progresso. È l’ultimo anello nell’evoluzione bellica. Gli uomini sono partiti dalle clave, sono passati attraverso catapulte, pugnali, pistole, giungendo infine alla bomba atomica. Lentamente, il potere distruttivo delle armi è aumentato fino ad arrivare ad un’arma che permette la distruzione di massa. L’uomo è posto di fronte a una sua creazione che risulta molto più crudele, molto più pericolosa di qualsiasi altra. É lui stesso ad averla in mano, dunque è l’uomo che può determinare la propria distruzioneMa è un progresso malato che ha portato ciò nelle mani dell’uomo? O è il modo d’utilizzo di ciò che offre il progresso ad essere errato? 

Il progresso di per sé è buono. Nella parola stessa è sottinteso qualcosa di positivo: è il proseguimento di un’azione verso il miglioramento. Ha consentito lo sviluppo in alcuni importantissimi campi della conoscenza umana, come la fisica, la chimica, la medicina. La stessa storia del mondo, con ogni conflitto, porta miglioramenti materiali alla vita dell’uomo. Per esempio internet, il web, è nato durante la guerra fredda come sistema per rendere meno vulnerabile la rete di comunicazione dei servizi segreti statunitensi. La stessa energia nucleare, pericolosa forse ma meno inquinante delle altre, non si sarebbe mai sviluppata senza la spinta del secondo conflitto mondiale e la corsa agli armamenti. Alla luce di questi ragionamenti, come suggerisce Gregory Corso, si può dedurre che il problema non sia nel progresso, ma nell’utilizzo che l’uomo fa delle sue scoperte e del potere che gliene deriva. Un limite al progresso è impossibile da porre e nemmeno bisognerebbe farlo; sarebbe necessario però concentrarsi sulle scelte che si possono compiere e sulle conseguenze e responsabilità che da queste scelte derivano.

L’Orologio dell’Apocalisse.

Ma messa di fronte alla bomba atomica, l’etica dell’uomo era pronta ad una responsabilità simile? Visti gli sviluppi della situazione – oggi l’Orologio dell’Apocalisse segna le 23:57:30, causa l’elezione di Donald Trump, le continue minacce di ricorsa al nucleare e il cambiamento climatico – forse no.

I fisici hanno conosciuto il peccato; sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. Ed è giustamente la propria coscienza che interrogò lo scienziato J. Robert Oppenheimer riguardo al suo lavoro di costruzione della bomba atomica. Nel 1942 Oppenheimer fu chiamato dal governo degli Stati Uniti affinché assumesse la carica di direttore del Progetto Manhattan. Al termine del progetto tuttavia si oppose alla costruzione della bomba all’idrogeno: sosteneva che quest’ultima non solo non avrebbe risolto e i problemi strategici degli Stati Uniti, ma ne avrebbe abbassato ancora il livello etico. Il conflitto morale di Oppenheimer è molto importante: l’uomo, lo scienziato, viene posto davanti a ciò che ha raggiunto grazie al progresso scientifico ma anche alla decisione se tutto ciò sia giusto oppure non lo sia. Se sia accettabile a livello morale o no. Dopo la distruzione di Hiroshima e Nagasaki non sembrava più così necessario portare avanti la ricerca sulle armi nucleari come lo era stato all’inizio; era necessario anzi fermarsi, pensare e cambiare. Oppenheimer sapeva di avere una grossa fetta di responsabilità nella distruzione delle città giapponesi.

Ed è questo concetto di responsabilità che sta a cuore al filosofo tedesco H. Jonas. Nel 1979 pubblica Il principio di responsabilità, nel quale sostiene che la responsabilità debba divenire la funzione moderna del sapere e del potere. Va applicata ad ogni gesto dell’uomo poiché ormai l’agire umano comprende tutto – anche lo spazio, una volta inaccessibile. Per questa nuova realtà bisogna sviluppare una nuova teoria etica fondata sulla responsabilità e sul dovere della paura. Un tempo la tecnica era troppo limitata e il futuro era affidato all’ordine naturale; l’etica corrispondeva alla virtù e il miglior modo d’essere dell’uomo si riscontrava nel suo operato immediato. Ma ora l’esagerazione della tecnica ha portato all’utopia del progresso illimitato e del dominio totale – secondo Jonas, un’imperdonabile “arroganza filosofica”. L’uomo ora deve  impegnarsi per comprendere cosa si mette in gioco con il progresso tecnologico. Dal nuovo potere deve derivare una coscienza di responsabilità verso la natura; e dal troppo potere è necessario che derivi una nuova umiltà. Jonas formula un nuovo imperativo categorico per il nostro presente: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra.”

Bomb, G. Corso.

Il progresso scientifico, per quanto utile, non ha contribuito molto allo sviluppo etico e morale umano: ma non è strettamente il suo compito. Non è il progresso che deve fornire una nuova etica all’uomo. Dovrebbe venire sviluppata in parallelo. Non é la scoperta in sé che crea problemi: è l’impiego che se ne fa. Ma, al contrario, assistiamo ad un regresso morale: l’etica non procede di pari passo con la scienza, ma si trova più indietro. Tutto ciò che si riesce a compiere viene visto come qualcosa che si deve compiere solo per il fatto che esista la possibilità di portalo a termine. La bomba va lanciata perché esiste; non ci si domanda molto sulle conseguenze. Ma la bomba in sé, come cerca di spiegare Corso, non sarebbe da odiare. Nel processo c’è un passaggio sbagliato: non si pone più il potere di compiere un’azione di fronte all’etica, ma si getta la colpa su chi o cosa ha fornito quel potere. Corso dice che “nel cuore degli uomini a venire altre bombe nasceranno’’, centrando il problema vero, cioè il cuore dell’uomo, più che il progresso o la scienza in quanto tali. Ricordiamo cosa scrisse Italo Svevo nel 1923 nel romanzo La coscienza di Zeno. Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile… Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto sarà massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la Terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e malattie’’. Dunque, è un uomo ‘come tutti gli altri’ che inventa l’esplosivo; ma è un uomo ‘degli altri un po’ più ammalato’ che lo usa.

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