Questa mattina la Polizia ha fatto un blitz contro un campo rom di Campo Boario, Roma. Si trattava di un’associazione a delinquere di stampo mafioso senza contatti con Cosa Nostra, ‘Ndrangheta o la Camorra, ma comunque è stata in grado di affermarsi a tutti gli effetti nel territorio romano.

Sono scattati provvedimenti nei confronti dei membri del clan, a cui per la prima volta viene contestata l’aggravante mafiosa. I destinatari dei provvedimenti, fra cui sette donne, una delle quali si presume sia al vertice del clan, sono accusati di  traffico di droga, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e corruzione elettorale, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Infatti, la Polizia di Stato dalle prime ore del mattino, sta eseguendo una misura cautelare nei confronti di oltre 20 persone.

Il clan Di Silvio è stato scoperto grazie alle rivelazioni del pentito Renato Pugliese, che ha fatto si, che venisse iniziata un’inchiesta contro di esso. L’inchiesta e’ del sostituto procuratore Barbara Zuin della Dda e dei pm pontini Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro (applicati alla Dda) e coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino.

«Per la prima volta in territorio pontino viene riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa autoctona, non legata a gruppi criminali siciliani, calabresi o campani – spiegano dalla questura – Gli autori delle numerose estorsioni, effettuate con metodi particolarmente violenti e vessatori, come avviene nelle mafie tradizionali, spendevano sempre il nome dei Di Silvio per amplificare il potere di intimidazione, ovvero il riferimento alla destinazione del denaro richiesto al sostentamento dei carcerati e delle loro famiglie, o ancora richiamando episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, quando le famiglie Rom si imposero sui altri gruppi criminali. Tra i soggetti destinatari della misura cautelare vi sono ben 7 donne, una delle quali figura tra i vertici del clan.  Nel provvedimento cautelare vengono contestati anche reati elettorali previsti dal Codice Antimafia». Cita così Il Messaggero.

Adesso la mafia è un fenomeno diffuso per tutto il mondo, che ha anche una certa fama, ma in origine non era così.

Il termine Mafia viene utilizzato per indicare le organizzazioni di criminalità organizzata presenti in Italia e anche all’estero e identifica tutte le organizzazioni malavitose. Il primo scopo della Mafia è arricchirsi e acquisire potere senza preoccuparsi delle conseguenze.

La mafia ha origine in Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento. I nobili, per difendere le loro proprietà terriere (i latifondi), si affidavano a «campieri» e a «gabellotti», ovvero uomini di fiducia che riscuotevano le «gabelle», una sorta di tasse. Campieri e gabellotti svolgevano il loro compito senza controllo, colpendo la popolazione più povera con intimidazioni varie, quali distruzione dei raccolti, imposizione di tangenti. Spesso i contadini non potendo pagare erano costretti a cedere la terra. Così campieri e gabellotti, divenuti a loro volta proprietari terrieri, rivolsero le loro initimidazioni anche contro i nobili, iniziarono a differenziare le attività e diedero vita a gruppi organizzati (famiglie, cosche, consorterie). Man mano gli interessi mafiosi si spostarono dalle campagne alle città.

Con l’Unità d’Italia(1861), la mafia si inserì nell’attività politica, favorendo l’elezione di questo o quel candidato. I legami con la politica si intensificarono all’inizio del Novecento, mentre la mafia varcava l’Oceano inserendosi in America. Da qui in poi è stato via via un peggiorando: maggio 1947 ci fu la prima stagione mafiosa, negli anni Cinquanta le attività della mafia si estesero al controllo delle attività pubbliche. Negli anni Settanta la mafia impose il suo controllo sul traffico di eroina e grazie anche all’aiuto di uomini politici, riuscì a riciclare questo denaro proveniente da attività illecite. Furono gli anni di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano che iniziarono la vera e propria guerra contro lo Stato che culminò con l’uccisione di Carlo Alberto dalla Chiesa e dieci anni dopo, nel 1992, con l’uccisione dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel corso degli anni sono stati fatti molti passi avanti, ma nonostante questo l’estirpazione totale di questa piaga è ancora ben lontana, poiché molte volte è impossibile capire dove essa si infiltra.

La struttura di organizzazioni mafiose, come Cosa Nostra, a quanto testimonia Tommaso Buscetta,esponente di prestigio all’interno di Cosa Nostra, si basa sulla metafora dei cerchi concentrici. Al centro troviamo gli uomini d’onore che possono essere di due tipo: i riservati ovvero quelli insospettabili e gli avvicinati che sperano di diventare capi famiglia. Seguono la famiglia di sangue e la criminalità comune, infine la società. Ciò che fa reggere questa organizzazione è l’omertà che rende stabile l’organizzazione.

Ci sono alcuni che lottano contro la mafia, come ad esempio delle associazioni. Una di esse è Libera che si occupa di ridare vita ai bene sequestrati alla Mafia.

Nonostante questo debellare la Mafia sembra essere considerata una missione impossibile. In molti hanno paura delle conseguenze e non hanno fiducia nelle autorità. Per eliminarla sono necessari interventi violenti da parte dello Stato.

Ma la causa per la quale non vi è ancora posta una fine a tutto questo è perchè la mafia molto spesso fa comodo. In molti non hanno voglia di liberarsene poiché viene vista come una condizione immutabile e perché ormai è presente in ogni settore: sanità, istruzione, economia,…

Italia: pasta, pizza, mandolino e mafia. La mafia agisce in silenzio, si nasconde, manda in malore questo paese e rende schiavi i cittadini di essa indirettamente. Ma in fondo perché preoccuparsi? La mafia uccide solo d’estate.

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