Ius soli, la riforma che nessuno vuole

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La riforma dell’iter per ottenere la cittadinanza è bloccata in Senato da quasi due anni. Secondo un recente sondaggio, pubblicato dal sito ‘Termometro politico’, la maggior parte degli italiani è contrario alla legge, paventando il rischio di una sostituzione etnica. 

Ve ne avevamo già parlato per la nostra divisione ‘Uova Costituenti‘ (link qui). La discussione sulla riforma dello Ius Soli si arricchisce di un altro particolare.

Il sondaggio su immigrazione e Ius Soli, pubblicato il 3 luglio dal sito Termometro Politico, invita a una profonda riflessione. Che la maggior parte degli intervistati sia contraria alla riforma emerge chiaramente, con uno schiacciante 63,6%. Ma sono i motivi addotti dalla folla del No a indurre a riflettere. Il 51,4% degli intervistati, infatti, ritiene che sia in atto una vera e propria ‘sostituzione etnica‘ ai danni del popolo italiano, di cui questa legge sarebbe il logico proseguio.

Oltre a questo, il 58,1% pensa che la riforma dello ‘Ius Soli‘ sia un metodo per portare nuovi voti ai partiti di governo, primo fra tutti il PD. Stessa strategia che sarebbe stata adottata, per il 40% degli intervistati, nel concedere negli ultimi 5 anni 600.000 nuove cittadinanze con le vecchie regole. Nonostante queste opinioni, però, il 57.4% degli intervistati sostiene che i contrari alla nuova legge non meritino di essere etichettati come razzisti.

Da questi dati possiamo ricavare alcune osservazioni interessanti. Intanto, emerge che solamente l’elettorato PD e di parte delle formazioni di Sinistra è a favore della riforma, cosa che porta a chiedersi se la contrarietà non sia alla coalizione di governo piuttosto che alla legge. Inoltre, le motivazioni degli sfavorevoli sanno di quella retorica politica, sempre più in auge in questo periodo, che viene usata dalle formazioni di Destra per racimolare voti, sfruttando le paure della massa.

A chi va subito il pensiero, se il 37,7% degli intervistati è disponibile ad “aiutare a casa loro” i migranti? Si auspica quindi una riflessione nel merito della riforma. Almeno, se essa dovrà essere osteggiata sarà per un concreto motivo.

LO STUDIO DI CUI SI PARLA NELL’ARTICOLO E’ CONSULTABILE QUI.

-EnricDeBlessed

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