In questi giorni, non c’è italiano che non abbia sentito parlare della Nave Aquarius che approderà a Valencia, per concessione del neo premier spagnolo Pedro Sanchez dopo essere stata bloccata nel Mediterraneo.

Come dimostrano i sondaggi, il consenso nei confronti del governo giallo-verde è in continuo aumento, grazie alla decisione del ministro degli Interni Matteo Salvini di non accogliere la nave e al suo efficace hashtag #chiudiamo i porti.

Eppure, numerosi intellettuali e giornalisti hanno gridato alla mancanza di umanità e compassione verso i migranti in arrivo sulla Nave Aquarius, tra cui 7 donne incinte, 15 affette da gravi ustioni chimiche, 123 minori non accompagnati e altri con sindrome di annegamento e ipotermia.
Si tratta però, di certo, di una ristretta minoranza, un’élite – come la definiscono alcuni- messa all’angolo e silenziata.

Per quale motivo non ci interessano le tragedie, per quanto vicine, che si consumano quotidianamente prima nei lager in Libia e poi in mare?

A questo, sono state date risposte di matrice politica o disquisizioni sulla crisi economica, ma penso che questa domanda abbia molto più a che fare con la nostra ψυχή, in quanto individui. Determiniamo le nostre azioni in base all’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione o in base ad uno spirito di compassione verso i nostri simili?

     Siamo animali sociali o nemici sociali?

Perché si possa dare una risposta quanto più rigorosa possibile, è necessario fare alcune premesse: non ci troviamo nell’Atene del quarto secolo ma nel secondo millennio, dunque il sistema di riferimento usato dai grandi filosofi del passato non è certo compatibile con la realtà di oggi- ognuno di noi appartiene ad un club, una cerchia di amici o un gruppo facebook, ognuno di noi è cittadino di uno stato, con la capacità di condividere le proprie idee in contesti sovra-nazionali.

Stiamo assistendo alla rivelazione di un’anima collettiva, anzi più anime collettive, ispirate da forti sentimenti di nazionalismo e revanche verso l’Unione Europea. Inoltre, la facilità di esternare i propri pensieri e comunicarli attraverso i social alimenta questi fenomeni collettivi, i quali hanno un grande impatto sul singolo che subisce una radicale trasformazione: in lui emergono gli elementi più primitivi e irrazionali.

Infatti, spinto dalla folla, compie azioni che non compirebbe mai da solo, perché questo sentimento collettivo orienta i sentimenti e i pensieri di tutti nella medesima direzione, producendo una diminuzione delle capacità intellettuali dei singoli individui e un aumento della volubilità e della violenza. Tutto ciò è favorito da un sentimento di deresponsabilizzazione: in questo caso, non solo altri individui sostengono questa condotta, ma intere nazioni, vicine e lontane dall’Italia.

D’altronde, l’essere immerso in una folla consente all’individuo di acquisire un senso di potenza invincibile, poiché egli si sente spiritualmente vicino, all’unisono, con una grande quantità di persone. In secondo luogo, i sentimenti si trasmettono da un individuo all’altro ‘per contagio’, esattamente come avviene per le malattie infettive.
Ciò che può essere considerato più pericoloso consiste nel fatto che la folla ricerchi istintivamente un capo, un meneur des foules. Poiché le folle pensano poco, esse sono influenzate da frasi semplici ma di grande effetto, da slogan, da idee-immagini che suscitano forti sentimenti. Il meneur utilizza un tipo di linguaggio molto elementare e colorito per far comprendere alla folla il suo messaggio.

E decisamente le ultime elezioni hanno confermato la vittoria della comunicazione politica semplice, chiara ed immediata.

In una società estremamente polarizzata come la nostra, in cui l’elettorato e il popolo stesso sembrano così divisi in fazioni, dovremmo fare appello a noi stessi in quanto singoli, alla luce delle considerazioni che sociologi e psicologi hanno fatto.

Dopotutto, un uomo può causare il male non solo attraverso le sue azioni, ma anche attraverso la sua inazione, e in entrambi i casi è giustamente responsabile (John Stuart Mill).

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