Avere un presidio digitale è la base. Nel mondo digitalizzato contemporaneo essere online è una regola per esistere e relazionarsi. Ma poi esserci non basta. Bisogna disegnare una strategia. Oggi, poche non profit utilizzano al meglio il web e i social, mentre le pubbliche amministrazioni cercando di recuperare terreno. Più avanti sharing e cultura.

Le onp spaziano tra i più diversi ambiti

Le organizzazioni non profit italiane più conosciute hanno un buon livello di digitalizzazione, sono presenti sui social e usano il web per la raccolta fondi. E non ci deve stupire il fatto che siano proprio queste le 30 onp a cui gli italiani preferiscono devolvere il loro 5 per mille. Tutte quante hanno un sito internet, una pagina Facebook  e un account Twitter. La maggior parte delle onp ha una versione mobile, il 97% un canale YouTube e, a partire dallo scorso anno, quelle con account Instagram sono passate dal 33% al 67%, secondo l’analisi desk condotta all’interno dell’indagine Donare 3.0, di Duepuntozero Doxa su 30 onlus, da Croce Rossa Italia a Save the Children, da Medici Senza Frontiere alla Comunità di Sant’Egidio.

Dall’indagine è emersa l’importanza della rete nei meccanismi di creazione della relazione e della fiducia. La maggioranza dei donatori sceglie un’associazione attraverso passaparola, banchetti e tv. Alla domanda su quale sia la modalità preferita per donare ben il 63% risponde che si tratta del pagamento online. Eppure per le non profit la rete è fonte anche di occasioni nuove: le piattaforme di crowdfunding riscuoto un successo in costante aumento.

Il crowdfunding è la nuova frontiera per la promozione di attività a fini sociali.

Ma il mondo del terzo settore, composto da tante piccole associazioni di volontariato, è ancora poco presente sul web e quando c’è non è del tutto consapevole delle sue potenzialità. Più evoluto è invece il mondo delle startup innovative a vocazione sociale che nascono già con una forte impronta digitale. Discorso analogo per le piattaforme di sharing economy che mettono in relazione le persone e fanno del digitale la leva per abilitare condivisione e collaborazione. Ne risulta infatti evidente la forza propulsiva dell’algoritmo che connette le persone. Se questo è plateale nell’impatto economico dei grandi monopolisti alla Uber, non va sottovalutato l’impatto sociale di tutte quelle piattaforme di mobilità sostenibile, le piattaforme di scambio di competenze, le piattaforme che facilitano i rapporti di vicinato e ancora le piattaforme che abilitano i servizi.

In ambito pubblico pubblico sono invece le smart cities a raccogliere la sfida dell’innovazione sociale, in particolare il dialogo tra istituzioni e cittadini. Domenico Laforenza, direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, afferma: «I social hanno permesso alle persone di aprire una finestra sul mondo e le comunità veicolano così le proprie idee. Questo è un canale importante sia per le amministrazioni sia per i cittadini. Ora si tratta di capire come gestire la comunicazione in modo solido, efficace e strutturato. Nella sovrabbondanza di informazioni è difficile discernere».

Smart cities: un progetto che in Italia stenta ancora a decollare.

Infine, una delle frontiere del digitale con un impatto sociale è la cultura. «L’opportunità della condivisione si riscontra sia con i creative commons, sia con la diffusione crescente di contenuti in forma aperta e digitale da parte delle istituzioni culturali più variegate» si legge nel rapporto 2017 IoSonoCultura elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere.

In generale il digitale viene riconosciuto come fattore che contribuirà alla crescita dell’industria creativa e culturale, includendo nuovi pubblici e nuove fasce di utenti potenziali. La Fondazione Symbola afferma: «Nel 2016 tutti i segmenti del Sistema Produttivo Culturale e Creativo registrano bilanci positivi, sia in termini di valore aggiunto che di occupazione. Il processo di culturalizzazione dell’economia italiana avanza, grazie a fenomeni pervasivi, legati alla trasformazione digitale e alla conseguente necessità di rinnovare i tradizionali meccanismi di creazione del valore».

Il logo di fondazione Symbola.

Ad ogni modo la complessità del contesto internettiano è ampia e profonda ma è la realtà. E con essa devono fare i conti le imprese sociali che vogliono raccogliere fondi e aiutare in modo efficiente le persone che sono connesse alla rete. In questo contesto, la nozione di intelligenza collettiva appare una frontiera decisiva per le organizzazioni socialmente impegnate che fanno dell’innovazione il loro ruolo strategico.

Per avere un impatto, le imprese sociali devono conoscere internet, avere una presenza consapevole online, comprendere la trasformazione della rete con l’avvento del mobile, vincere con i valori ma anche con la semplicità d’uso e l’attrattività dei servizi. Perché restando fuori dalla rete, le imprese sociali perdono occasioni di fare il loro lavoro oggi: ma soprattutto accorciano il loro domani.

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