Dopo Parabita, su cui si era già pronunciato il Consiglio di Stato, l’ombra della Sacra corona unita nel Salento s’incupisce nuovamente e stavolta prende di mira un comune leccese situato nell’entroterra del feudo provinciale: grazie, infatti, all’operato del prefetto di Lecce Claudio Palomba, è stato approvato il provvedimento di sciogliere il comune di Surbo per infiltrazioni mafiose. Di certo non una novità per i residenti: solo 26 anni fa accadde la medesima cosa e si sospetta che i politici locali abbiano continuato a intrattenere rapporti con esponenti della Scu anche nel corso di quest’ampia finestra di tempo. Ma cos’è accaduto esattamente?

Foto di Francesco Grado

DOPPIETTA MAFIOSA

Era il 1991 quando Vincenzo Scotti, allora Ministro dell’Interno, decretò la cessazione dell’attività dei comuni di Gallipoli e Surbo, quest’ultimo tacciato di collaborazione con un clan mafioso tentacolare che all’epoca gestiva gli affari illeciti e si radicò pesantemente nell’economia e nella politica del paese, tale  clan Vincenti. Il provvedimento emanato dal ministro recitava: “Il consiglio comunale di Surbo composto da 30 consiglieri, eletto nella consultazione amministrativa del 29 maggio 1988, presenta fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, come evidenziato dagli organi di polizia e dell’autorità giudiziaria. A tal scopo riveste importanza fondamentale e decisiva il decreto del tribunale di Lecce in data 28 febbraio 1991 di applicazione della misura della sorveglianza speciale antimafia al noto boss locale Angelo Vincenti, nato a Surbo il 24 marzo 1947.

L’allarme mafia è tornato a incombere dopo quasi un trentennio sul comune surbino, forte anche di una frazione, Giorgilorio, che ne ha subito le ovvie conseguenze: le indagini, durate tre mesi, sono state condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Lecce e coordinate dall’attuale aggiunto all’Antimafia Guglielmo Cataldi e dall’aggiunto a Brindisi Antonio Negro, entrambi ex sostituti procuratori. Durante gli accertamenti della commissione di accesso antimafia, nominata dal prefetto per verificare l’esistenza di eventuali forme di condizionamento mafioso, sarebbero emersi collegamenti diretti e indiretti di amministratori comunali con la criminalità organizzata presente sul territorio, tutti requisiti adeguati per decretare la conclusione dell’esercizio governativo dell’attuale gestione comunale, un provvedimento che scatta alla presenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti“. Soprattutto se in questa sequela di intrecci con l’organizzazione mafiosa rientra anche l’accusa di una gestione superficiale degli appalti, dei sussidi e degli impieghi a tempo indeterminato.

Municipio di Surbo – Foto di Francesco Grado

Per giorni le sorti del comune sono rimaste appese a tale decisione, demandata alla Prefettura di Lecce: Palomba, che ha intavolato il caso, ha difatti esaminato gli atti dell’amministrazione comunale di Surbo, elaborando un rapporto inviato al Ministero dell’Interno che apparecchiava una situazione ben poco a norma di legge. La prima ondata di potenziali condanne è in corso di valutazione in Tribunale, con il rinvio a giudizio di otto imputati, tra cui imprenditori, funzionari comunali ed esponenti della mafia, a cui sono contestati diversi capi d’imputazione: al vaglio i plichi degli uffici comunali contenenti gare d’appalto dietro cui si celerebbero frodi nelle pubbliche forniture, falso e finanziamento illecito, oltre all’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e minaccia. L’inchiesta, che rischiò di essere archiviata, fu avviata ben quattro anni fa e le indagini preliminari si sono concluse solo lo scorso novembre.

In aggiunta alle suddette imputazioni è stata inoltre avviata una misura interdittiva della Prefettura per gli imprenditori Oronzo e Vincenzo Trio: la società Trio Costruzioni S.r.l., infatti, è accusata di aver sostenuto la candidatura dell’attuale Assessore ai Lavori pubblici Franco Vincenti nell’ultima campagna elettorale. Si parla di favoreggiamenti nell’affidamento dei lavori pubblici per oltre un milione di euro: progetti mai attuati o realizzati in difformità rispetto al capitolato tecnico d’appalto, tutti brogli debitamente occultati attraverso certificati falsi di regolare esecuzione dei lavori. E in tutto questo che ruolo ha la mafia? L’aggravante si deve ai rapporti, ritenuti loscamente stretti, tra Oronzo Trio, amministratore della società, e il boss di Squinzano Antonio Pellegrino, noto ai locali come “Zu Peppu”.

BISSARE L’IMPUTAZIONE

Come se non bastasse, è in corso lo studio di un secondo fascicolo, per cui è stata avanzata una richiesta di proroga, inerente eventuali attività illegali avvenute tra il 2012 e il 2014 di cui un’ampia documentazione è stata già discettata dai Carabinieri: gli episodi incriminerebbero l’intero carteggio relativo al Pip (Piano per gli insediamenti produttivi), che rinvia a terreni e case di proprietà di amministratori locali, ma anche la documentazione sulla farmacia di Giorgilorio, il carteggio su un parco eolico collocato nell’immediata periferia cittadina e sulla gara d’appalto per la raccolta della spazzatura (dell’anno scorso) e della fogna bianca. In fila per essere giudicati circa una decina di complici.

Prefettura di Lecce

Nonostante il sindaco di Surbo, il dottor Fabio Vincenti (un cognome ricorrente), ritenesse lo scioglimento dell’amministrazione comunale “un’ipotesi lontana” poiché “non pende alcuna accusa di collusione diretta“, il prefetto Palomba ha emanato l’ordinanza provvisoria di sospensione del Consiglio. “Nelle more del decreto presidenziale” scrive un giornale locale “il Prefetto ha anche nominato i membri della commissione operativa con effetto immediato in Municipio. Si tratta di Carlo Sessa, già Prefetto di Avellino, il Vice Prefetto aggiunto di Brindisi Onofrio Padovano e il funzionario economico contabile, sempre dell’ufficio di governo brindisino, Giovanni Grassi“.

Il sindaco Vicenti aveva commentato la vicenda, sostenendo che “perché non si incrini il rapporto con la cittadinanza servono anche azioni come queste, serve chiarezza. […] Dirò di più: secondo me, l’insediamento di questa commissione, voluta da sua eccellenza il Prefetto, non potrà che far bene, questo principalmente a tutela della comunità. I cittadini hanno il diritto di sapere come è stata amministrata la cosa pubblica in tutti questi anni: la chiarezza porta ad una sorta di liberazione” aggiungendo poi che “chi ha sbagliato paga, iniziando da me ovviamente“. E riguardo la singolare omonimia con il boss immischiato nella vicenda 26 anni fa, nega qualunque legame parentale o affiliazione di sorta, mentre si dice sereno e sicuro dell’operato posto in essere dall’amministrazione comunale.

LA SENTENZA DI ROMA

Il Consiglio dei Ministri ha accolto e condiviso rapidamente la relazione presentata da Claudio Palomba, che ha provveduto allo scioglimento del comune e al suo commissariamento. Le elezioni che si sarebbero dovute tenere il 10 giugno e alle quali intendeva ricandidarsi l’ormai ex sindaco Vincenti, infatti, sono slittate al 2019 e per i prossimi 12-18 mesi spetterà ai Commissari prendere le redini del comune e occupare il Palazzo di città.

Ma a far scattare la procedura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha firmato il decreto per sancire definitivamente lo scioglimento del Consiglio comunale: il primo cittadino di Surbo potrà ora opzionare se impugnare o meno il provvedimento, mentre già prepara il ricorso al Tar Lazio. A Parabita, infatti, che si trovava in una circostanza analoga, il Consiglio comunale sciolto dal Ministro dell’Interno era stato riabilitato proprio con l’annullamento del Tar Lazio sulla corte d’inchiesta ribattezzata “Coltura”. Ma nel frattempo, fino alla ricezione della notifica inviata da Roma, Fabio Vincenti è in silenzio stampa e rilascerà presto nuove dichiarazioni e interviste.

POSSIBILITÀ DI REDENZIONE

Municipio di Surbo (dettaglio) – Francesco Grado

Ad oggi si attende la nomina del Commissario prefettizio per la gestione straordinaria dell’Ente, “scelto tra alti funzionari dello Stato per attitudini, capacità ed esperienze professionali“, in conformità con l’articolo 144 del Testo Unico degli Enti Locali. Al Commissario straordinario toccheranno poteri e responsabilità del tutto analoghe a quelle di un sindaco, anche se governerà senza prendere decisioni importanti e focalizzandosi sul settore degli appalti e dei lavori pubblici e sulla gestione del personale dell’ente. Nel frattempo il provvedimento ha colpito non solo l’ex sindaco Vincenti e i consiglieri ancora in carica fino a pochi giorni fa, ma anche gli assessori e i componenti di giunta, che rifiutavano di dimettersi.

Tra i pochi membri rimasti ad occupare gli scranni dell’Aula anche l’ultima consigliera indipendente eletta a novembre, Marianna Miceli, che ha rimpiazzato il posto del consigliere Giuseppe Maroccia e che ha così commentato l’accaduto: “Alla luce della decisione del Consiglio dei Ministri, che in tempi record ha decretato lo scioglimento del Comune, posso solo esprimere amarezza e dissenso rispetto alle dichiarazioni dei consiglieri dimissionari. Troppo semplice aver abbandonato il proprio impegno politico dimettendosi e strumentalizzando ‘il grave lutto che vive il paese’ solo per fini elettorali. Per il bene del paese, della sua immagine e della collettività” prosegue la Miceli “ritengo sia necessario fare chiarezza alla luce degli atti e degli eventuali ricorsi, e solo successivamente commentare quanto avvenuto. […] Lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose” conclude infine, esprimendo disappunto per le ripercussioni economiche del commissariamento “prima di tutto danneggia l’intera comunità locale, le attività produttive e centinaia di famiglie che vivono e lavorano e pertanto, nella qualità di consigliere seppure di minoranza, intendo continuare ad essere garantista ed attendere di conoscere gli atti ad oggi sconosciuti all’amministrazione, intendo rivolgere un pensiero di solidarietà per l’intera comunità e sperare che in questi mesi di commissariamento venga fatta luce su quanto accaduto per poter dare una nuova speranza al paese.

Dopo aver preso atto della sentenza emessa, è intervenuto persino il PD di Surbo con un lungo messaggio di speranza per i cittadini, tutti soddisfatti e favorevoli a questo tipo di intromissioni istituzionali (quelle della Prefettura e del governo), che liberano la cittadinanza e gli organi governativi da fardelli spesso letali o da intrecci con la criminalità che non fanno che ledere il già frammentato tessuto sociale del Mezzogiorno, di certo non digiuno di illegalità e trasgressioni.

 

Forse ci siamo ormai dimenticati che, in fondo, “la mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni“. Perché la mafia uccide, ma il silenzio pure.

Simone Conversano

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