Nella piccola città lombarda di Parabiago, quasi 30.000 abitanti e quasi 20.000 votanti, il consigliere grillino Christian Vitali ha annunciato il suo ritiro dalla scena politica. Nel pieno di uno stato conflittuale con la sezione del partito locale, durante l’ultimo consiglio comunale avvenuto nel mese di maggio si è alzato in piedi, ha preso parola e ha esclamato: “L’alleanza con la Lega è stata da me sempre criticata, in quanto non coerente con la linea preelettorale. Dovevamo parlare solo di temi e programmi, ma alla fine si è parlato anche di poltrone. Rimango dell’idea che il motto ‘O noi, o loro’ sia più che mai da far sentire. Non può esistere ‘O noi, o un po’ di loro’, neanche in un sistema proporzionale”.

Coerenza. Questo è il grido che si eleva oltre le mura di un paesino del Nord. Pura volontà di coerenza. Quella che secondo i membri politici del Movimento 5 Stelle, in questi ultimi mesi, è venuta a mancare. Le uscite dell’attuale Vicepresidente del Consiglio e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio non sono dunque passate inosservate. Una buona parte degli elettori comincia a storcere il naso già dalle prime battute di questo governo. E sebbene le elezioni comunali non siano un buon metro di misura, è interessante osservare come nelle zone in cui avrebbe dovuto spopolare il Movimento sia invece riuscito a deludere tutte le aspettative. A Catania, per esempio, i 5 Stelle arrivano al 17 per cento dopo l’oltre 50 per cento delle politiche del 4 marzo. Ad Ancona, dal 35 per cento nazionale, si è scesi al 17 per cento locale. A Roma, nei municipi III e VIII, il gruppo è fuori dal ballottaggio rispettivamente con il 19,18 per cento e il 13,11 per cento. Ultimi, per tempo di lettura e non per importanza o mancanza di ulteriori casi, quelli di Vicenza e Siena: a causa di una bagarre interna e di molti disaccordi con i candidati da mandare al voto, i grillini non sono riusciti a presnetarsi nei due Comuni.

Quest’alleanza con la Lega, che alcuni percepiscono come semplice contratto di lavoro e altri come uno scambio di fedi nuziali, ha destabilizzato non poco i politicanti e gli elettori del Movimento 5 Stelle. Non tutti hanno deciso di rinchiudersi nella Echo Chamber ‘dimaiana’, un posto in cui ciò che dice Gigi – come confermato da diversi consiglieri comunali pentastellati sparsi in tutta Italia – è legge, a discapito di cosa sia stato pronunciato il giorno prima. L’incoerenza, del resto, si può sconfiggere solo con una cieca obbedienza, senza porre domande. Ma di quesiti, questi grillini in preda a un risveglio di coscienza, ne hanno parecchi.

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Dopo il governo, il blocco marmoreo del Movimento 5 Stelle ha cominciato a subire crepe da tutte le parti (Fonte: Altervista)

Ne ha Dora Palumbo, la consigliera grillina di Bologna che il 7 giugno ha mollato la compagine dei 5 Stelle per aderire al gruppo misto. Il contesto è certamente più grande e ampio rispetto a quello di Parabiago, ma le motivazioni dell’abbandono sono le stesse: “In questo modo, si va a governare con una forza politica che non ha a cuore gli ultimi, ma cerca il consenso seminando odio e paura per poi innalzarsi ad antidoto per accaparrarsi voti. E’ sempre la Lega Nord, il partito che odiava i meridionali e che adesso ha trovato chi è più a Sud delle persone del Sud. Mi auguro comunque che questo governo operi per il bene del paese. Per conto mio continuerò a lavorare come avevo promesso nel 2016, come se i valori fondanti del M5s non fossero mai stati calpestati, difendendo gli ultimi, l’ambiente e la libertà”.

Ne hanno anche i consiglieri comunali di Rovigo Francesco Gennaro e Ivaldo Vernelli. Ne ha anche la consigliera regionale Patrizia Bartelle. Tutti e tre, infatti, sarebbero sulla via dello strappo col Movimento 5 Stelle, per screzi interni al partito con il collega regionale Jacopo Berti, fedelissimo di Luigi Di Maio. Ma a differenza di Palumbo, loro riflettono e non agiscono. Un po’ come Vitali, che tituba. Perché svegliarsi dall’oggi al domani a braccetto con una forza contrastata per tutti questi anni non è un pasto digeribile per tutti. Ma ognuno ha i suoi tempi, forse occorre aspettare, per capire l’evolversi della situazione. O forse no, conviene staccarsi subito, perché la Lega è la Lega e i 5 Stelle i 5 Stelle.

In questa indecisione, spicca infine il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Sulla vicenda dell’Aquarius, dopo che il governo si è espresso per mezzo di un ashtag e di uno slogan salviniano, il primo cittadino decide di affermare la sua posizione. ‘Uno vale uno’, recita uno dei tanti motti pentastellati. Ed è in virtù di quel detto che Nogarin pubblica un post su Facebook, avvalendosi della Costituzione italiana circa la libertà di parola ed esprimendo un’umanità e una diplomazia con l’Europa che l’Italia sembra aver dimenticato. Il testo è riassumibile già con le prime righe: “Siamo pronti ad aprire il porto di Livorno e accogliere la nave Aquarius con il suo carico di 629 vite umane. Ho già dato la nostra disponibilità al Ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e ne ho parlato con il Presidente della Camera Roberto Fico“. Dialogo, presa di coscienza, stabilità. Ma soprattutto, ancora una volta, coerenza. Il Movimento 5 Stelle è nato come gruppo eterogeneo, aperto per dare voce a tutti e senza linee univoche da seguire. E nessuno lo voleva nemmeno chiamare ‘partito’, piuttosto ‘libera associazione di cittadini’. Quei giorni, però, sembrano finiti, perché il post di Nogarin viene cancellato un’ora dopo la pubblicazione, come se nulla fosse mai stato pronunciato o anche solo pensato. Toninelli e Fico tacciono.

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Italo Svevo, autore de ‘La coscienza di Zeno’

Ma il web è un’arma a doppio taglio: tutto scorre veloce, ma basta un click per immortalare qualcosa e conservarlo finché c’è corrente elettrica. E’ ciò che è accaduto a Nogarin, simbolo di un Movimento ormai immobile. Esempio di come una forza politica nata dalla diversità di opinioni, nel momento di fare sul serio, si sia irrigidita. Chiunque prova a dire la sua, volendo dimostrare che il Movimento 5 Stelle è ancora quell’oasi felice contro ogni inciucio, dove esiste libertà di parola e pensiero, viene zittito, isolato e dimenticato dai compagni in men che non si dica. A turno, questi esseri umani dotati di un proprio pensiero tentano di svegliarsi dal torpore, ma finiscono travolti dalla marcia dei grillini semper fidelis a ogni cambio passo del leader di turno. Di Maio, in questo caso. E ogni soffio di lucidità è pari alla fumata di Zeno Cosini: coerente, poiché ci sarà sempre l’Ultima Sigaretta.

Lorenzo Rotella

 

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