“Il liceo classico non ha senso, scrivono meglio quelli dell’Alberghiero”

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Quello sul Liceo Classico, si sa, è un dibattito sempre aperto, una polveriera sempre pronta a fare scintille che attira a sé estremisti d’ambo le parti. Al riguardo si sono espressi grandi della cultura italiana del calibro di Umberto Eco e Luciano Canfora, ma anche personalità meno influenti hanno voluto far sentire la propria voce, personalità come il Presidente dell’Ordine regionale ligure dei giornalisti Filippo Paganini, il quale ha recentemente espresso in un intervento sul Secolo XIX tutto il proprio disprezzo per questo liceo.

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Senza entrare nel merito del dibattito vero e proprio, proviamo a riflettere su certe affermazioni di Paganini: “[…] per estasiarsi con poesie come quelle di Manzoni di cui, come italiano, mi vergogno; per venerare due filosofi irrilevanti […] come Croce e Gentile.

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La svalutazione del Liceo Classico, in queste parole, sembra nascondere un disagio ben peggiore: il totale abbandono dei valori culturali italiani. Un odio edipico nei confronti della tradizione. Paganini parla di “cultura internazionale” dopo aver gettato fango sui pilastri di quella nostrana: dall’uomo cui dobbiamo la paternità della nostra lingua a due veri e propri mostri sacri della filosofia italiana, che hanno lasciato un segno profondo nella storia del Bel Paese (temo che citare quest’espressione dantesca venga considerato come un atto di retrograda chiusura al cambiamento, che rischio!).

Il Presidente, insomma, chiede a gran voce un hamburger take-away dopo aver sputato su una bistecca alla fiorentina, tira in causa una cultura che, nel concreto, non esiste se non come negazione della coscienza storica di un popolo: è la glorificazione del nulla a discapito di un universo di idee e capolavori invidiatoci da tutto il mondo.

– Mav.

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14 Commenti

  1. L’articolo di giornale è basato su affermazioni sconclusionate assunte per vere e su conclusioni tratte assolutamente da quelle precedenti; una schifezza.
    Però piuttosto che giudicare chi insulta il liceo classico io mi chinerei a raccogliere la critica, perché purtroppo molti dei classici italiani stanno diventando scuole ‘chiuse’. Si potenzino la matematica, la fisica, la chimica, e soprattutto le lingue straniere: questo è il classico che vorrei.
    (Anche se so che non c’è tempo per fare tutto)

  2. “Un liceo dove si fa finta di studiare matematica e fisica”
    Qualcuno informi questo insigne laureato che il liceo classici hanno lo stesso libro di chimica dello scientifico. Critica una scuola senza neanche conoscerla.
    Per non parlare degli autori citati in filosofia. Pensa davvero che al classico tutta la filosofia si basi sugli autori italiani? In quel caso non avrei studiato fino alle quattro di mattina per un’interrogazione. Crede che ignoriamo Hegel, Schopenhauer, Schelling, Kierkgaard, Cassirer, Kant, e tutti gli altri? Inoltre la culla della filosofia è la civiltà mediterranea. Sono Talete, Anassimene ed Anassimandro ad aver creato la filosofia, e sono stati i sofisti a concentrarsi sull’uomo. Autori della cultura greca e latina. Autori della cultura classica. Quindi, invece di parlare così bene degli altri licei, distruggendo il classico, vada a chiedere a qualcuno dell’alberghiero chi è Gorgia, e poi continui a dire che il liceo classico non serve a nulla e che non siamo i custodi della cultura greca che, senza di noi, sparirebbe nel dimenticatoio.

  3. L’innovazione è importante,ma senza conoscere le radici della nostra cultura(cosa che avviene studiando storia,letteratura,filosofia,storia dell’arte,le lingue classiche)dove pensiamo di andare?

  4. Paganini non può, a mio parere, giudicare il liceo classico odierno, avendolo frequentato qualche decennio fa. Il liceo classico è cambiato: si studiano la matematica e le lingue straniere come l’inglese, ormai diventato importante, ad un livello molto più che sufficiente. Ne è un esempio, infatti, il fatto che molti studenti del liceo classico intraprendono all’università un percorso scientifico, con ottimi risultati. È giusto, inoltre, dare importanza all’inglese, ma è necessario che prima si conosca la lingua madre in modo approfondito: l’inglese è un valore aggiunto. Paganini attacca questa scuola come un posto dove si fanno delle “seghe mentali per imparare il greco”. Le “seghe mentali” che si fanno al liceo non sono altro che le basi del pensiero critico -che, a suo parere, non viene insegnato al liceo-. Il greco, al liceo, è da imparare per tradurre le versioni, perché è bello e si ha, con esso, più padronanza e coscienza della lingua italiana; non lo si impara, però, per saperlo parlare, come, invece, l’inglese. Il greco e il latino sono, dunque, mezzi per apprendere la capacità di ragionamento e di pensiero critico, capacità che il cucinare una torta non ti dà. Non a caso, questo liceo apre la strada a tutte le facoltà. La “cultura internazionale” di cui parla, quella occidentale, si fonda su quella greca e latina: gli americani, prima di sentirsi tali, si sentono europei. Fino all’800, infatti, si credeva che le opere d’arte greche (sculture e monumenti), in origine, fossero bianche: la casa bianca è costruita in modo del tutto simile ai templi greci. Quale scuola meglio del liceo classico protegge il ricordo di questa cultura, di queste radici?
    Concludo, dicendo che se si tagliano le radici gli alberi muoiono e cadono.

  5. Trovo invece che ci sia una provocazione, un’ironia molto amara. Lo deduco dall’elenco delle persone che cita che si sono formate su quei banchi.Io rimpiango di non essere uscito dal classico e lo consiglierei ai miei figli. A me più che altro l’articolo sembra un disperato appello e una testimonianza d’amore verso un corso di studi che non è più valorizzato oggi come meriterebbe

  6. Non ho frequentato il liceo classico, ma vorrei comunque esporre la mia opinione.
    Se, come leggo, il problema del liceo classico è che non presta la dovuta attenzione all’insegnare a “maneggiare i linguaggi” e “riflettere criticamente” (il che mi sembra molto probabile) forse è opportuna una riforma dei programmi scolastici piuttosto che l’abolizione del liceo in sè.
    Il liceo classico fornisce pochi sbocchi lavorativi, è innegabile. Un ragazzo che si iscriva al liceo classico se ne rende conto, come se ne rendono conto i suoi genitori: non c’è bisogno di abolirlo per preservare i cittadini dall’autolesionismo, i cittadini possono scegliere da sé. Il vero problema mi sembra piuttosto la scarsa valutazione della cultura umanistica fuori dalla scuola, no la scuola in sé. D’altra parte, poiché il liceo classico studia la parte “umana” dell’uomo (“materie umanistiche”, appunto), forse dovrebbe aprirsi anche ad altre discipline di comprensione dell’ambiente culturale, come la sociologia e la semiotica, che sono anche campi di maggiore applicazione pratica. Ripeto: sono d’accordo sul fatto che la scuola possa migliorare.
    Non ho capito il senso delle critiche sui filosofi sconosciuti fuori dall’Italia (infondate, peraltro). Eliminare Croce, con l’impatto enorme che ha avuto sulla cultura italiana successiva, dai programmi non mi sembra il passo migliore da fare per insegnare a “riflettere criticamente”; al di là di questo, è chiaro che tra i filosofi che hanno avuto meno impatto a livello europeo la scuola italiana scelga quelli italiani. Avere una conoscenza approfondita di tutte le culture è impossibile, ma conoscere bene almeno la cultura del posto in cui si vive mi sembra opportuno, se non altro perché da background diversi che si incontrano nascono idee diverse. L’allargamento degli orizzonti culturali non può passare per l’impoverimento dell’orizzonte di partenza.
    Nel complesso, l’articolo si è tanto concentrato sulla provocazione da perdere di vista gli elementi costruttivi che avrebbe invece potuto indicare: è la ragione per cui è stato recepito quasi esclusivamente con altrettanto inconcludente indignazione.

  7. Mav, quando come me dopo il liceo classico da cui sono uscito con “brillante, ma ribelle” sulla scheda ministeriale, ti sarai laureato in giurisprudenza e in storia contemporanea presso la facoltà di Storia e Filosofia della prestigiosa e rigorosa università degli Studi di Pisa, avrai superato l’esame di stato che abilita alla professiona giornalistica, potrai parlare di cultura. Per ora limitati al superuovo che è già tanto per le tue dimensioni culturali. Quanto alla scrittura…hai il dono di uno stile burocratico e grottescamente kitsch-aulico di un atto del catasto….dovresti ritornare non al classico, ma al ginnasio e ricominciare il ciclo scolastico superiore daccapo…o forse addirittura alla scuola del l’obbligo. Credo a tuo beneficio che si trovino presso le edizioni Eri le lezioni per adulti analfabeti della Rai di “Non è mai troppo tardi” del maestro Alberto Manzi….

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