Il 25 maggio i cittadini irlandesi si recheranno alle urne per il referendum abrogativo sulla legge che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza praticamente in ogni circostanza, incluso lo stupro. Di fatto, l’Irlanda è uno degli ultimi paesi europei a mantenere l’assoluta rigidità normativa in materia di aborto.

Donne in marcia per la campagna pro-aborto

In Irlanda, Paese tradizionalmente cattolico, l’aborto è permesso solo in casi straordinari che interessino un rischio di morte per la madre.

L’aborto è sempre stato vietato in Irlanda e nel 1983 è stato inserito nella Costituzione un ottavo emendamento per riconoscere l’uguale diritto alla vita della madre e del feto. È stato inserito in seguito a un referendum che ha raccolto quasi il 67% di voti contro l’aborto.

Tre decenni più tardi, la legge è stata modificata al fine di consentire le interruzioni di gravidanza quando la vita della madre è a rischio, in seguito all’indignazione pubblica del 2012 per la morte di una donna incinta, alla quale fu negato l’aborto.

Molte donne irlandesi si recano in altri Stati per abortire o ricorrono a pillole abortive comprate online da fonti estere. Secondo il ministro della Salute Simon Harris almeno 170 mila donne irlandesi, dal 1980, si sono recate all’estero, soprattutto in Gran Bretagna, per abortire.

Il primo ministro irlandese Leo Varadkar

Ultimamente sono in aumento i cittadini che richiedono una legge sull’aborto più liberalizzata. Stando a diversi sondaggi, la maggioranza degli irlandesi, con una percentuale che oscilla tra il 50% e il 60%, è a favore della proposta di modifica della Costituzione.

Il referendum sull’aborto arriverebbe tre anni dopo lo storico referendum che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. È stato un cambiamento radicale per l’Irlanda, dove la Chiesa è una presenza forte e storicamente radicata. Il voto per l’aborto avverrebbe poco prima della visita di papa Francesco, in programma in agosto.

Donne in marcia a Dublino

Ci serviamo del contributo di Ronald Dworkin per analizzare il fenomeno irlandese, in particolare ci occuperemo di quelle che sono alcune delle caratteristiche che contraddistinguono le due posizioni idelogiche contrapposte: pro-aborto e contro, ovvero liberali e conservatori.

Ronald Dworkin, filosofo e bioeticista

Secondo Dworkin, il dibattito sull’aborto dev’essere inteso come fondato essenzialmente sulla seguente questione filosofica: la frustrazione di una vita biologica, e la conseguente distruzione di una vita umana, sono comunque talvolta giustificate allo scopo di evitare di frustrare il contributo umano a quella vita o alla vita di altre persone, cosa che costituirebbe un genere differente di distruzione? Se è così, quando e perché?

C’è una posizione ancora più estrema: l’aborto non è mai giustificato, neanche quando è necessario a salvare la vita della madre; non è moralmente e giuridicamente ammissibile che una terza parte, quale è il medico, uccida una persona innocente seppure allo scopo di salvare la vita di un’altra.

Dal fronte per il no al referendum del 25 maggio

Il dibattito importante è tra persone che credono che l’aborto sia ammissibile solamente quando è necessario a salvare la vita della madre e persone che credono sia moralmente ammissibile anche in altre circostanze.

Secondo i conservatori moderati, l’aborto è moralmente permesso per porre fine a una gravidanza dovuta a uno stupro. Perché il feto dovrebbe essere costretto a rinunciare al proprio diritto a vivere e pagare con la propria vita gli errori di qualcun altro? I conservatori moderati credono che il contributo naturale di solito superi il contributo umano, ma individuano due caratteristiche nel caso dello stupro che depongono a favore di un’eccezione:

  • Secondo tutte le religioni maggiori, lo stupro è di per sé una violazione della legge e della volontà di Dio e l’aborto può sembrare meno lesivo del potere creativo di Dio quando la vita cui pone fine deve il suo stesso principio a un’offesa siffatta.

 

«L’aborto delle vittime di stupro verrebbe permesso ricorrendo a un’analogia botanica: l’inseminazione involontaria non impone alcun dovere di nutrire il seme estraneo».

David Feldman

 

  • Lo stupro è una dissacrazione terribile dell’investimento della vittima nella propria vita, e anche coloro che considerano l’investimento umano meno importante di quello di Dio o della natura possono ciononostante rifuggire da una così violenta frustrazione dell’investimento umano; secondo questa visione lo stupro è un disgustoso atto di disprezzo poiché riduce la donna a oggetto, una creatura la cui importanza si esaurisce nell’uso dei suoi genitali, qualcuno il cui amore e il cui senso di sé non hanno alcun significato, se non in quanto veicoli di degradazione sadica.
La maggior parte degli irlandesi over 50 si dichiara assolutamente contraria all’aborto

Chiedere ad una donna di tenere un bambino concepito in una tale violenza è distruttivo specialmente per la realizzazione del suo sé, perché frustra la sua scelta creativa non solo nel sesso, ma anche nella riproduzione. Nel caso ideale la riproduzione è una decisione congiunta, che ha origine nell’amore e nel desiderio di continuare la vita insieme alla vita di un’altra persona. Lo stupro non è solo assenza di intenzione e desiderio: ne è l’opposto speculare.

Ancora da una manifestazione pro-lice

Alcuni conservatori, però, non permettono l’eccezione nei casi di adolescenti le cui vite sarebbero “rovinate” dalla nascita di un bambino; probabilmente motivati dal desiderio di punire le donne nubili che hanno rapporti sessuali volontari. Quindi la gravidanza equivarrebbe a una punizione appropriata per l’immoralità sessuale. È eccessivo? Sebbene molti religiosi pensino che anche il sesso prematrimoniale violi la volontà di Dio, pochi lo considerano grave quanto lo stupro, e l’argomento per cui una gravidanza indesiderata frustra pesantemente il ruolo creativo della donna nel realizzare la propria vita, dal loro punto di vista, è più debole quando la gravidanza segue a rapporti sessuali volontari.

Marcia antiabortista

 

Dal canto suo, l’atteggiamento liberale, come evidenziato da Dworkin, è rivolto verso un rispetto maggiore per il contributo umano alla vita e ha una considerazione minore per quello naturale. Secondo questa visione, l’aborto è lecito quando la nascita del feto avrebbe un effetto molto negativo sulla qualità delle vite in gioco. Vi sono però due eccezioni riconosciute: quelle che cercano di evitare la frustrazione della vita del bambino e quelle che cercano di evitare la frustrazione della vita della madre e degli altri membri della famiglia. L’aborto è giustificato quando sembra inevitabile che il feto, se nascerà, avrà una vita gravemente frustrata; è giustificato anche quando la situazione della famiglia è economicamente così precaria o per altri versi poco promettente che ogni nuova vita ne sarebbe gravemente colpita.

Marcia pro-choice

Il giudizio liberale secondo cui l’aborto è giustificato se le prospettive di vita sono particolarmente desolanti è basato su un giudizio più impersonale: l’esistenza del bambino sarebbe qualcosa di intrinsecamente negativo, e sarebbe riprovevole che una vita talmente deprivata e irta di difficoltà dovesse essere vissuta. Il giudizio è a volte interpretato in modo erroneo: come se implicasse un disprezzo per le vite di bambini/adulti disabili, o come se suggerisse (associato qui alla ripugnante eugenetica nazista) che la società verrebbe migliorata dalla morte di tali persone. Ciò è errato per due ragioni:

  • La questione generale della tragedia intrinseca di eventi differenti è molto diversa dalla questione dei diritti di persone ora viventi o dei trattamenti loro dovuti; la prima è una questione sulla positività/negatività intrinseca degli eventi, la seconda, riguarda diritti e equità;
  • L’opinione liberale sull’aborto di feti deformi non implica in nessun modo che sarebbe meglio che le persone gravemente disabili morissero; anzi! Il rispetto per il contributo umano alla vita, la preoccupazione che non sia frustrato sono centrali; l’investimento che una persona gravemente disabile fa nella propria vita, nella lotta per superare le proprie menomazioni meglio che può, è intenso, ed è probabile che altrettanto intenso sia l’investimento della sua famiglia e di altre persone; questi investimenti devono essere realizzati nel modo più completo possibile, tanto a lungo e con successo quanto la persona disabile e la comunità possono fare insieme.

I liberali sono anche più disponibili dei conservatori a difendere la legislazione sociale che promuove questo fine. Un giudizio di questo tipo non diminuisce la considerazione delle persone disabili; al contrario: essa è radicata nello stesso rispetto fondamentale per l’investimento umano nella vita, nello stesso orrore per la prospettiva che tale investimento venga distrutto.

Movimento Repeal the 8th

Il secondo gruppo di eccezioni specificamente liberali riguarda gli effetti della gravidanza e della nascita sulla vita della madre ecc. La distruzione della vita viene misurata in termini di frustrazione anziché di mera perdita.

Riconoscere la sacralità della vita non significa tentare di organizzare il destino in modo che, complessivamente, siano vissute le vite migliori; significa piuttosto non frustrare gli investimenti nella vita che sono già stati fatti. Per questa ragione la posizione liberale si occupa più delle vite (in senso proprio) che le persone stanno conducendo, piuttosto che della possibilità di altre vite a venire.

My body my choice è il motto delle tante ragazze che marciano per la legalizzazione dell’aborto in Irlanda

L’analisi può procedere solo per astrazione, ma l’astrazione ignora la complessità e l’interdipendenza della vita reale, oscura molti dei contenuti che costituiscono lo sfondo su cui vengono prese le decisioni effettive e concrete. Non abbiamo alcuna formula per le decisioni reali, ma al massimo uno schema per comprendere gli argomenti e le decisioni che noi e le altre persone prendiamo nella vita reale.

Il dominio della vita, l’opera di Dworkin che affronta il delicato tema del dibattito ideologico in materia di aborto.

Commettiamo un errore di comprensione e valutazione di tali decisioni e argomenti se cerchiamo di conformarle ad assunzioni in merito alla personalità del feto o ai suoi diritti. Faremmo meglio a vedere tali decisioni e discussioni come espressioni di giudizi individuali più sfumati sui modi in cui si manifesta la sacralità della vita umana, e su quale decisione di vita o di morte, in tutte le circostanze concrete, rispetta di più ciò che è davvero importante nella vita.

Ci sarà disaccordo rispetto a questi giudizi tra le grandi fasce dell’opinione pubblica e all’interno di esse. Scopriamo cosa pensiamo su queste gravi questioni nel corso del processo decisionale, attraverso la loro elaborazione.

«Siamo ormai abituati all’idea che una comunità reale è possibile anche se attraversata da profonde divisioni religiose. Potremmo sperare di raggiungere anche qualcosa in più, non solo una tolleranza maggiore, ma anche un più salutare riconoscimento: che ciò che condividiamo, il nostro comune impegno alla sacralità della vita, sia di per sé prezioso, un ideale unificante che possiamo riscattare da decenni di odio». Ronalnd Dworkin.

 

 

 

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