Defunti da ‘indossare’

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Dalla svizzera arriva un modo tanto sconosciuto quanto curioso di commemorare i propri cari: la trasformazione delle ceneri in diamanti. Un modo per tenere i defunti letteralmente sempre con sé. La nuova procedura ha diviso l’opinione pubblica tra entusiasti e inorriditi.

Cartellone pubblicitario delle Onoranze funebri ”Taffo”

Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverserit”, o forse no.

I riti funebri hanno iniziato a essere praticati sin da tempi remotissimi, già nel periodo di Neanderthal, e hanno sempre avuto un ruolo dominante nella cultura di ogni popolo. La cremazioneinumazione hanno caratterizzato la Grecia classica e l’antica Roma. A segnare la nostra era moderna potrebbe essere la trasformazione del defunto in un gioiello. L’idea nasce più di cinquanta anni fa con la trasformazione delle ceneri animali.

Algordanza, la principale azienda del settore, è operativa dal 2004, ha sede principale in Svizzera ed è presente in oltre venti paesi al mondo. Il processo di trasformazione necessita di qualche mese: dalle ceneri viene estratto il carbonio, il quale viene riscaldato e trasformato in grafite che poi sarà inserita in un macchinario a 1,500 gradi e altissima pressione. A definire le caratteristiche della pietra sarà la salma del defunto stesso: in base alla quantità di boro presente può assumere diverse tinte di blu. Il ‘diamante della memoria’ è difficile da distinguere da quelli naturali anche per gli occhi più esperti. Il prezzo può oscillare dai 3,500 euro ai 13,000, in base alla caratura. L’usanza si sta diffondendo anche in Italia, ma al momento tale procedura è possibile solo in Svizzera. Basta ottenere un passaporto mortuario emesso dal comune di residenza e trasferire l’urna all’estero per avere un gioiello del proprio caro.

Le maggiori richieste arrivano dal Giappone, dalla Germania, dall’Austria, dalla Svizzera e dalla Spagna; l‘Italia invece si tira indietro scandalizzata. ‘Siamo lontani dalle attese” afferma l’amministratore delegato della società Walter Mendizza. La diffusione è stata frenata anche dalla politica quando un anno fa il senatore Carlo Giovanardi cercò di vietare la ‘diamantizzazione’, estendendo il reato di vilipendio di cadavere. ‘‘Mi sembra veramente troppo. Dov’è finita la carità cristiana?”, le parole del centrista.

La tecnologia ci pone davanti a  un nuovo problema bioetico e l’opinione è divisa tra chi sostiene che questa tecnica possa essere un progresso che ci permetterà di portare sempre con noi i nostri cari e chi teme possa essere l’ennesima trovata commerciale. A rallentare l’Italia è il fatto di essere decisamente troppo legati alle tradizioni: in molti ancora non accettano la cremazione vedendola come una pratica ‘demoniaca’ che toglie il contatto tra l’uomo e Dio. L’accusa di trovata commerciale non trova però conferme nei fatti, in quanto è una pratica ancora molto poco usata; dopotutto anche le imprese di pompe funebri sono attività commerciali.

La nostra società spesso tende a separare la vita della morte, relegando quest’ultima in cimiteri sempre più periferici. Nelle conversazioni al bar con gli amici o attorno al tavolo coi parenti si rifugge questo tema. Magari questa nuova procedura potrebbe essere un modo per riconnettere il legame che si è perso con l’argomento, anche se il confine tra commemorazione e ostentazione rischia di non essere ben definito.

Superamento delle tradizioni o oltraggio della salma? Nuova frontiera dell’arte moderna o ennesima trovata consumistica del capitalismo? L’importante è che la risposta sia sempre il libero arbitrio.

-pincorno

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