[EUTOPIA] La corsa all’India di Europa e Regno Unito

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Mano a mano che la Brexit  si avvicina (marzo 2019), il confronto tra Unione Europea e Regno Unito si fa sempre più acceso. Oggi le due potenze sono impegnate a contendersi l’Irlanda o a negoziare dazi commerciali con gli Stati Uniti, ma, nell’immediato futuro, le due parti potrebbero fare a pugni per ottenere accordi privilegiati con le potenze asiatiche, prima fra tutte l’India.

BRUXELLES – Il rafforzamento dei commerci con le ex colonie è sempre stato uno dei cavalli di battaglia dei brexiteers, propugnandolo come soluzione per compensare gli effetti negativi che deriverebbero dalla perdita del libero commercio con i paesi EU (tutt’ora i principali partner del Regno Unito) e annullare il danno economico che ne deriverebbe. Seguendo tale logica, il governo di Sua Maestà dovrebbe negoziare e siglare, uno per uno, 52 differenti contratti di libero scambio con altrettanti paesi indipendenti per riacquistare diritti che già possedeva tramite l’appartenenza all’UE.

Il Primo Ministro britannico Theresa May (sinistra) e il Premier indiano Narendra Modi (destra).

Due importanti fattori, però, potrebbero complicare questo piano. Il primo è che qualsiasi accordo la Gran Bretagna riuscirà a ottenere con le ex colonie non sarà mai conveniente come l’accordo libero scambio tra i paesi UE. Il secondo è che il potere negoziale del Regno Unito non è più quello che aveva ai tempi dell’Impero e attori più grossi ed economicamente più importanti potrebbero soffiargli accordi privilegiati. Se il Regno di Sua Maestà vuole ottenere l’accesso alle sue ex colonie deve guardarsi dai suoi ex alleati: i paesi UE, che al momento hanno una forte posizione di vantaggio.

In questo contesto, il partner commerciale che UE e UK vorrebbero accaparrarsi è l’India, per differenti ragioni. Il paese di Gandhi caratterizzato da un economia ancora in fase di sviluppo, ma che sta registrando uno dei tassi di crescita più alti del mondo (secondo solo alla Cina). Inoltre, la spina dorsale dell’economia indiana è caratterizzata dal settore terziario, in particolar modo dai servizi informatici e finanziari.

Una delle attività cardine dell’economia indiana è il BPO (business process outsourcing), ovvero la fornitura di servizi collegati al business di enti terzi, come servizi di call-center, servizi informatici e servizi di gestione di database.

L’UE già nel 2007 aveva cominciato a negoziare un trattato bilaterale con l’India, noto come BTIA (Broad-based Trade and Investment Agreement), ma che, in 10 anni di trattative, non ha mai visto la luce. Una delle motivazioni dietro il fallimento del patto è stata proprio la Gran Bretagna. Il Regno Unito, infatti, si era opposto al trattato principalmente perché questo garantiva una maggiore libertà di movimento per i lavoratori indiani nell’Unione, specialmente per quelli altamente qualificati (ad esempio esperti informatici o finanzieri). Tutto ciò avrebbe causato un afflusso di indiani in Gran Bretagna che avrebbero, di fatto, rubato il lavoro agli equivalenti britannici. Inoltre, anche la volontà da parte dell’India di mantenere le tariffe doganali sui superalcolici non andava tanto a genio ai sudditi di Sua Maestà, soprattutto ai produttori di scotch.

Da sinistra a destra: Donald Tusk, Presidente del Consiglio dell’UE, Narendra Modi, Primo Ministro indiano, e Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea.

Con la Brexit, il BTIA, tuttora in stallo dal 2013, potrebbe essere riportato sul tavolo delle trattative europee. Secondo Politico, a favorire una nuova ripresa dei negoziati sono state anche le recenti visite diplomatiche in India dei Presidenti di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Frank-Walter Steinmeier, i quali hanno promosso degli accordi di investimento tra i rispettivi paesi e la Repubblica Indiana. Inoltre, i diplomatici indiani hanno più volte posto l’accento sull’importanza dell’UE nel panorama commerciale indiano. Attualmente l’Unione Europea è il principale dei partner dell’India per volume di scambi: Germania, Belgio e Francia sono i maggiori esportatori verso l’India, mentre i maggiori importatori europei dall’India sono Gran Bretagna, Germania e Italia. Inoltre, mentre le quote di export inglesi verso l’India continuano a scendere vertiginosamente, quelle degli altri paesi europei continuano a salire.

Sinistra: quota delle esportazioni europee verso l’India per paese membro dell’UE. Destra: quota delle importazioni verso l’Unione Europea dall’India per paese membro. Fonte: Politico.

Tuttavia, raggiungere un accordo con l’India, sia per l’UE che per il Regno Unito non sarà facile. Nel 2013 i punti da appianare erano parecchi e di certo non si limitavano ai superalcolici e ai visti per lavoratori. Inoltre, sebbene l’UE abbia un maggior potere contrattuale rispetto alla Gran Bretagna, il processo per ratificare un trattato commerciale è lungo e complesso dal punto di vista burocratico (già il trattato di libero scambio con il Canada, il CETA, aveva incontrato numerose barriere). A tutto questo si aggiunge il fatto che l’India ha recentemente dato il via a politiche protezionistiche, in quanto ha deciso di non rinnovare gli accordi bilaterali preesistenti, ma in via di scadenza.

R. Daneel Olivaw

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