Dopo quasi tre mesi di lungo travaglio il “governo del cambiamento” a guida giallo-verde è pronto a insediarsi, mentre l’opposizione è debole e frammentata. La proposta di Carlo Calenda, neo-iscritto al PD, di creare un fronte repubblicano sembra essere ad oggi l’unica alternativa per la nascita di una solida opposizione globalista al fronte sovranista. Ma la realizzazione dovrà per scontrarsi con innumerevoli difficoltà.

Carlo Calenda

A tre mesi dal fatidico giorno del voto, dopo una lunga vicenda politica e istituzionale, a seguito del giuramento del 1 giugno è pronto a insediarsi il “governo del cambiamento” a guida Lega-M5S reso possibile da un contratto di governo stipulato dai due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Movimento 5 Stelle e Lega Nord sono due partiti diversi, con un elettorato diverso e molte idee inconciliabili, ma da sempre condividono una visione di fondo della posizione dell’Italia in Europa e nel mondo che permette a entrambi di dialogare su diverse questioni di politica economica, interna ed estera. Risulta difficile collocare il governo che sta per insediarsi all’interno delle categorie politiche del passato perché il contratto presenta, sia dal punto di vista economico sia da quello delle politiche sociali, iniziative tradizionalmente di destra e motivi prevalentemente di sinistra. Ciò che accomuna le due forze è la volontà di ripristinare la sovranità italiana con una chiusura dei mercati e delle frontiere, opponendosi al movimento globalista di cui l’Unione Europea è simbolo. Molti osservatori sostengono che il matrimonio tra le due parti politiche fosse inevitabile ed avrebbe richiesto solo del tempo e una buona serie di compromessi, altri sostengono invece che il contratto che porterà M5S e Lega a governare sia debole e che questo inaspettato matrimonio avrà vita breve. Sulla durata di questo governo è impossibile esprimersi adesso, sarà il tempo a dare un giudizio.

da sinistra: Matteo Salvini (ministro degli interni), Giuseppe Conte (presidente del consiglio dei ministri) e Luigi Di Maio (ministro del lavoro)

Per quanto riguarda i partiti che andranno a formare l’opposizione al governo la situazione non lascia buon auspicio per il futuro. Il Partito Democratico è uscito ancora più frammentato di prima dalla sconfitta del 4 Marzo, tanto che la nuova dirigenza a nome Martina non è in grado di dettare una linea unitaria che possa accontentare tutti, e i militanti sono profondamente divisi tra i sostenitori di Matteo Renzi, che dopo le dimissioni da segretario continua ad esercitare grande influenza su parte della dirigenza, e gli anti-renziani che mancano di un leader che riesca a spiccare. Altro partito che parteciperà all’opposizione è Forza Italia, presunto vincitore delle elezioni con la coalizione di centro-destra ma costretto ad abbandonare il Carroccio nella corsa al governo a causa delle troppe divergenze in materia politico-economica. Non è ancora chiaro quali siano i piani di Forza Italia, che continua a sostenere che nonostante la voluta auto-esclusione dal governo il legame politico con la coalizione persiste, certo è che se il matrimonio tra Lega e 5 stelle si rivelerà duraturo lo storico partito del Cavaliere sarà costretto a cambiare rotta.

Proprio nel panorama frammentato delle opposizioni sta emergendo il nome di Carlo Calenda, una figura sulla quale si stanno creando grandi aspettative a seguito della sua proposta di creare un fronte repubblicano che unisca le forze liberali e globaliste per la fondazione di un’opposizione solida e duratura.

Calenda, ministro dello sviluppo economico del governo Renzi e viceministro del governo Letta, si è iscritto al PD dopo il voto del 4 Marzo. Laureato in diritto internazionale, ha avuto importanti ruoli manageriali prima in Ferrari, poi a Sky Italia e infine a Confindustria ed è stato uno dei principali collaboratori di Montezemolo. La sua carriera politica inizia nel 2009 con Italia Futura di Montezemolo che successivamente confluirà in Scelta Civica, partito con cui Mario Monti si presentò alle elezioni del 2013. A seguito del voto fu eletto viceministro dello sviluppo economico del governo tecnico Letta, appoggiato da Scelta Civica. Nel ruolo di ministro ha dimostrato dinamismo e grande abilità nella risoluzione di crisi industriali. Durante l’ultima campagna elettorale ha partecipato a diverse iniziative PD dimostrando interesse per i programmi del partito ma senza esserne iscritto.

Lo stile franco dell’ex ministro lo rende un abile comunicatore molto attivo sulla sua pagina Twitter gestita autonomamente, dove non si limita a liquidare i “leoni da tastiera” ma risponde a chiunque argomentando e cercando di farsi comprendere rafforzando la sua immagine di persona di buona fede.

La proposta di Calenda è quella di formare un fronte repubblicano che sia in grado di unire tutte le forze liberali e progressiste presentando alle prossime elezioni un’unica lista “che vada oltre i partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza sociale, economica, del terzo settore, delle professioni1. Secondo Calenda è necessario offrire ai cittadini un’alternativa che non sia solo una somma di partiti in oggettiva difficoltà ma che assuma una propria identità fatta di idee e proposte che siano qualcosa di più di un compromesso tra singoli partiti.

In un pezzo scrito per “Il Messaggero” Calenda espone i principali punti a partire dai quali vorrebbe sviluppare il proprio progetto parlando di sicurezza economica e finanziaria, investimenti, clima, cultura, istruzione e della promozione dell’interesse nazionale in Europa e nel mondo. Sottolinea inoltre che le paure che stanno emergendo con la nostra epoca non sono irrazionali e infondate ma riguardano problemi complessi e suscitano interrogativi ai quali risulta impossibile rispondere adesso. Proprio per questo risulta necessario adottare una prospettiva critica che non si limiti a giocare sulla percezione dei problemi stessi. La battaglia principale che si impone di combattere non è contro 5 Stelle e Lega ma contro l’apatia e la superficialità con cui la classe dirigente e i media affrontano i problemi del nostro tempo. Solo questo può permettere di elevare il discorso politico e di conseguenza riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica verso uno sguardo più critico dei problemi e della realtà dei fatti.

Carlo Calenda

Nonostante l’ex ministro non abbia ancora rivolto la propria proposta ad altri partiti, nello scenario politico attuale è evidente che i principali interlocutori per la realizzazione del progetto dovranno essere PD e Forza Italia, ma le difficoltà che dovrà incontrare nella realizzazione del progetto sono molteplici. La prima difficoltà è data dalla grande frammentazione all’interno del PD e sicuramente i più interessati alla proposta saranno i renziani, mentre l’ala più a sinistra del partito potrebbe rifiutare la proposta di un fronte repubblicano. Un’altra questione che determinerà inevitabilmente la riuscita o il fallimento del progetto è la durata del futuro governo a guida giallo-verde, infatti se l’asse M5S-Lega dovesse rivelarsi duratura crollerebbe la coalizione di centro-destra e questo avvicinerebbe Forza Italia al progetto, mentre se il governo dovesse avere vita breve allora la coalizione di centro-destra tornerebbe alle urne unita e il progetto faticherebbe a trovare interlocutori.

Una sola cosa è certa, quello di Calenda ad oggi sembra essere l’unica idea che possa portare alla creazione di un fronte liberale e globalista creando una solida opposizione al fronte sovranista che formerà il prossimo governo. Ma per ora questa resta solo un’idea, un progetto a lungo termine la cui realizzazione non dipende solo dalla volontà dei diretti interessati ma dagli sviluppi politici che seguiranno nei prossimi mesi.

Edoardo Dal Borgo

1Carlo Calenda, Il Messaggero, 1 Giugno 2018

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