BADPAESE: femminismo e antifemminismo, una gara al ribasso

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Le frange più estreme del femminismo stanno causando più danni del maschilismo, portando tante persone a dissociarsi da ideali assolutamente condivisibili. 

 

Le discussioni relative agli scandali sessuali che stanno colpendo Hollywood e tutto il mondo dello spettacolo hanno riacceso i riflettori sul tema del femminismo e sulle critiche a questo movimento. 
In Italia il femminismo ha sempre fatto molta fatica ad imporsi, per una lunga serie di ragioni culturali e sociali; col tempo, però, gli ideali di uguaglianza e pari dignità tra uomini e donne hanno cominciato a diffondersi nella popolazione.
Paradossalmente, spesso è stata più veloce la legge ad adeguarsi rispetto che la sensibilità popolare (molto spesso accade l’esatto contrario).
Gli ultimi anni, tuttavia, hanno visto una forte crescita dei movimenti femministi, in particolare grazie ai social network, con cui siamo stati in grado di interagire con i movimenti europei e statunitensi, molto più forti ed organizzati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il problema sta nel fatto che i social puntano l’attenzione sugli elementi più estremisti ed assurdi di questi movimenti, quelli che sostengono un femminismo distorto, ridicolo, paradossale nella sua incoerenza.
Insomma, come per i vegani o per i sotenitori di un partito, internet ci mostra in particolare le nazi-femministe. 
L’incontro con queste realtà davvero assurde (pensiamo allo stare raping o al manspreading, se non le conoscete cercate su google per una risata amara) in una società ancora profondamente maschilista in molte sue parti ha creato un danno enorme al movimento femminista: ormai per tantissimi il femminismo corrisponde all’estremismo, minandone alla base ogni credibilità.
Anzi, al contrario cresce la misoginia, che si alimenta con l’ignoranza, con i luoghi comuni e anche con l’esempio delle femministe esaltate.
Le battute sessiste spesso non sono più solo battute, iniziano a diventare per molti un pensiero reale.

Bisogna stare molto attenti, quindi, a distinguere il femminismo sano, quello che si batte per avere uguali diritti e uguali opportunità per uomini e donne (e no, non ci siamo arrivati, siamo ancora lontani anni luce http://www.affaritaliani.it/sociale/parita-donne-miraggio-in-italia170112.html ) dal femminismo degenerato in una presunta superiorità femminile, in cui si esulta di fronte alle mogli che uccidono i mariti.
Allo stesso tempo bisogna evitare di scadere nel maschilismo dalla parte opposta, quello per cui in realtà le donne sono avvantaggiate rispetto agli uomini, o che pensa che offrire la cena ad una donna (cosa che personalmente non faccio mai) bilanci disparità enormi in altri contesti, che è una cosa completamente fuori dal mondo.
Siamo una società abbastanza matura per eliminare gli opposti estremismi, basta ragionarci davvero.

NANBU.

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