Il presidente, da re dei sovranisti, ha sconfessato il summit con un tweet e ha spostato le attenzioni sull’incontro con Kim Yong-Un.

Difficile credere nello scatto di rabbia. C’è premeditazione nel tweet di Donald Trump che fa decollare l’Air Force One verso Singapore e schiantare il G7 verso il ridicolo dichiarando di non voler firmare nessun comunicato congiunto con gli altri leader europei per tenere insieme una politica sui danzi che eviti la guerra commerciale da tutti temuta.

Ho dato istruzioni di non appoggiare il documento finale del G7″, ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti nella notte, mentre era in volo per Singapore dove incontrerà Kim Jong-un. Sabato sembrava ormai certa un’intesa sul commercio che avrebbe portato a un testo comune e condiviso. “Ma i problemi restano”, aveva avvertito Angela Merkel.

E infatti alla fine Trump ha ritirato la firma del documento congiunto, attaccando il premier canadese Justin Trudeau: “Un disonesto e un debole”. Il vertice si conclude quindi con un nulla di fatto per fermare una guerra commerciale globale.

Un finale inaspettato, dopo che Merkel, Emmanuel Macron e gli altri leader europei avevano lavorato per tenere aperto il dialogo sui dazi tramite un testo comune.

Ciò che sorprende di più in questa vicenda è l’uso del socia network per l’importante comunicazione, infatti si è discusso su di esso cercando di capire come questa mossa sia comunque andata a favore del presidente americano. Trump ha considerato, alla luce del suo gesto, il social come il miglior mezzo di comunicazione in quel momento, anche se questo sembra far emergere poca serietà nell’intento comunicativo.

In quanto comunicare ogni cosa, soprattutto decisioni importanti, nei social è un gesto che sta degenerando al punto tale che perfino il Presidente degli Stati Uniti, una delle persone più importanti del mondo, compie. Decisioni importanti politiche devono seguire la solita burocrazia. E’ giusto annunciare la notizia via social, ma non fare il contrario (cioè annunciare via social e poi agire con la burocrazia). Sono scelte importanti, non mosse di una partita di scacchi.

Comunicarlo attraverso Twitter significa, in questo caso, sottovalutare la decisione e le conseguenze.

Vi sono comunque anche altre correnti di pensiero su questo punto, in quanto si ritiene che la scelta comunicativa non nuoce il contenuto stesso, anzi se si ha la possibilita si deve comunicare su mezzi più accessibili a tutti. Ormai le comunicazioni ufficiali vengono fatte sui social, tutti siamo connessi e sono diventati il mezzo di comunicazione per eccellenza. Sono anche in un certo qual modo più trasparenti, perché rendono il mondo intero partecipe in modo diretto di ciò che sta accadendo.

Che si sia a favore o no, come sempre, con Trump, è questione di prospettiva. Se voleva mandare un messaggio chiaro alla diplomazia vecchia maniera, ai vertici elitari, c’è riuscito ancora una volta.

 

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