Si annuncia un nuovo capitolo della collaborazione tra il nostro Paese e il Governo di accordo nazionale libico di Fayez Al Sarraj nell’ambito della lotta al traffico di esseri umani tra il continente africano e l’Italia. Qualche parola sulla complessa natura di questo contesto geopolitico e sulla storia dei rapporti tra i due paesi.

Una nota pubblicata su Facebook dal ‘Governo di accordo nazionale’ libico, guidato da Fayez Al Sarraj, annuncia la creazione di una sala comune, che accoglierà “rappresentanti di Guardia costiera, Dipartimento dell’immigrazione clandestina, il procuratore generale libico, il Servizio di intelligence libico e i loro omologhi italiani” al fine di combattere il contrabbando e il traffico di esseri umani tra Africa ed Europa. Si apre così un nuovo capitolo degli sforzi congiunti – diplomatici e non – atti a chiudere i rubinetti del traffico di migranti su suolo libico portati avanti dai due paesi, sforzi che devono però fare i conti con una realtà geopolitica che rende difficile l’applicazione dei propositi espressi dalle parti in causa.

Accordi Italia Libia
Fayez al-Sarraj, primo ministro del Governo di accordo nazionale libico.

Prima di tutto, sembra oscillante, almeno dalla caduta dell’ultimo esecutivo Berlusconi, la capacità dell’Italia di porsi come baricentro mediatore della politica libica. Berlusconi intratteneva rapporti rinomatamente stretti con il governo del colonnello Gheddafi, tanto da far sì che la Libia individuasse nel nostro Paese un interlocutore preferenziale sul versante europeo. Dopo le dimissioni del Cavaliere, altre realtà, soprattutto quella francese, hanno tentato di ricoprire un simile ruolo di mediazione – non sono mancati, così, i sospetti circa l’incidenza di questi interessi nella destabilizzazione politica italiana, recentemente rimarcati da alcune frasi di Romano Prodi riportate dall’ex-direttore del Sole24Ore Roberto Napoletano nel libro Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi. Ricordiamo, inoltre, il meeting promosso lo scorso Luglio dal Presidente francese Macron tra Serraj e Haftar, al tempo salutato da alcuni come un’ingerenza ai danni degli interessi italiani.

Un fattore da tenere imprescindibilmente presente nel prospettare l’efficacia di questi accordi tra Italia e Libia, inoltre, è la tragica frammentazione politica che segna il territorio libico. Il Governo di accordo nazionale di Serraj, de facto, controlla un’area ristretta, quella Tripolitana, a Nord-Ovest, mentre la grande regione orientale della Cirenaica (quasi metà del Paese) risponde al governo di Tobruk, il cui Capo di Stato Maggiore, Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, vanta l’appoggio dell’Egitto di al-Sisi. Questo bipolarismo politico non è però l’unica divisione interna del Paese, da sempre connotato da una miriade di gruppi etnici e/o fortemente legati al territorio, ognuno con i proprio interessi particolari: il mantenimento di una certa coesione tra queste piccole realtà era stato uno dei punti di forza di Gheddafi. Non stupisce dunque se una delle tanto discusse opere di mediazione del Ministro Minniti abbia coinvolto proprio i rappresentanti delle tribù del paese, la cui collaborazione è essenziale al fine di controllare i traffici che dal resto del continente africano portano alle spiagge libiche e dunque in Italia.

Non resta dunque che attendere gli sviluppi di queste nuove azioni congiunte, e farlo con la consapevolezza che si inscriveranno nella travagliata storia dei rapporti recenti tra Italia e Libia.

Mav.

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