Il servizio de Le Iene sulle presunte false restituzioni postate da alcuni parlamentari 5 stelle sul sito “Tirendiconto” apre il nuovo caso politico e fornisce un assist alle opposizioni. In tempo di votazioni andrebbe però fatta un’analisi più approfondita sulla vicenda, senza usarla per tornaconti elettorali.

cecconi martelli repubblica

Il servizio de Le Iene sulle presunte false restituzioni dei 5 stelle, con il quale il programma di Mediaset solleva dubbi sulla veridicità di ciò che si può consultare sul sito Tirendiconto, è il momentaneo tormentone di una campagna elettorale sempre più travagliata. L’inchiesta è già stata diffusa da diversi esponenti avversari, a partire dal democratico Richetti per arrivare all’ex Pizzarotti.

I fatti: nel servizio realizzato da Filippo Roma, si da voce ad un ex-attivista del Movimento (rimasto anonimo) che accusa una decina di parlamentari di non aver restituito realmente parte del proprio stipendio, nonostante sul portale delle restituzioni risultasse il contrario. Lo stratagemma utilizzato dagli accusati sarebbe stato semplice: una volta effettuato il bonifico per la restituzione dei soldi, la ricevuta sarebbe stata subito postata sul sito per poi annullare la transazione immediatamente dopo.
I primi nomi saltati fuori appartengono a due figure illustri del Movimento, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, entrambi ri-candidati dai pentastellati per le prossime elezioni del 4 Marzo. Uno dei due accusati, Carlo Martelli, si è giustificato con il seguente post sulla propria pagina Facebook

La settimana scorsa ho proceduto a effettuare, come confermato sul blog delle stelle, un versamento al Fondo per il Microcredito per mettermi in regola con le restituzioni pubblicate sul sito tirendiconto.it. Il ritardo è stato dovuto a seri motivi di natura personale e nel merito dei quali non entro. Voglio solo precisare che non c’è nessuna legge che ci obbliga a dimezzarci lo stipendio, quindi tutto quello che facciamo è su base volontaria. In questi anni ho rinunciato a 204.731 € e questo resta. So però di aver mancato nei confronti degli iscritti del MoVimento 5 Stelle, anche se la mia coscienza è a posto perché ho restituito fino all’ultimo centesimo come promesso. Come già scritto sul blog, i probiviri decideranno sul mio caso in piena autonomia. In ogni caso ho già espresso nei giorni scorsi l’intenzione di rinunciare alla mia elezione. […]”

Secondo quanto riporta Repubblica, il candidato premier Luigi Di Maio avrebbe chiesto l’espulsione dal Movimento dei due accusati. Bisogna sottolineare che Martelli e Cecconi non avrebbero commesso alcun reato ma semplicemente sarebbero venuti meno al patto con i propri elettori.

Quello su cui bisognerebbe riflettere è la reazione di gran parte degli elettori pentastellati, che stanno sostenendo i due candidati ed etichettano come “macchina del fango” il servizio che andrà in onda su Le Iene. L’argomentazione più usata è “altri partiti fanno cose più gravi e i giornali mettono la lente d’ingrandimento su queste piccole cose“; ma questa è davvero una “cosa piccola”? Partiamo dal presupposto che uno dei cavalli da battaglia iniziali dei 5 stelle è stata proprio la promessa di restituire parte dei loro stipendi e dei loro rimborsi, azione che li ha posti come “diversi” rispetto agli altri partiti e che ha fatto avvicinare ai grillini tanti delusi dai precedenti partiti. In nome della trasparenza e della chiarezza poste dal Movimento al centro della propria politica, non si può non analizzare una questione così importante per la loro storia come lo è la restituzione a favore del Fondo per il Microcredito.
Quando entri in politica tirando una spallata alla porta principale, gridando la tua diversità da chi ti ha proceduto e torchiando i partiti avversari per ogni minimo avviso di garanzia ricevuto dagli altri politici, promettendo di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, non puoi pretendere di non finire sotto la lente d’ingrandimento degli addetti ai lavori. Non puoi portare il dibattito politico ad un livello incentrato sulla trasparenza e sull’accusa all’avversario, per poi indignarti quando vieni accusato al primo accenno di presunta mancata trasparenza. Questo il Movimento lo sta capendo ora che sta tastando cosa significa la real politik, cosa comporta governare, lo sta comprendendo vedendo che è difficile occuparsi della cosa pubblica senza ricevere un avviso di garanzia che spesso finisce in un nulla di fatto. Perché può succede che ti capiti la candidatura scomoda o l’errore, anche se in buonafede, del politico. E difatti il M5S sta mutando lentamente quello che è stato il proprio approccio iniziale alla politica, cambiando rispetto a ciò che era all’inizio, tentando di migliorare il tiro. Se in bene o meglio lo decideranno i suoi elettori.
Essere drasticamente intransigenti con gli altri non conviene a nessuno, perché l’errore capita a tutti.

-Giamma

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